Sindrome premestruale e sbalzi d’umore: cosa succede davvero nel cervello?

Nel mio ultimo articolo ho parlato di medical gaslighting e di come molte donne si sentano ignorate, minimizzate o non credute quando raccontano i propri sintomi. Spesso accade quando si parla di dolore pelvico, endometriosi, malattie autoimmuni o disturbi gastrointestinali. Ma esiste un altro ambito in cui molte persone ricevono risposte simili: la sindrome premestruale.

Molte donne raccontano aver sentito sminuire il proprio dolore per anni: “è normale avere dolore”. Eppure, per alcune persone, i giorni che precedono le mestruazioni non rappresentano soltanto un lieve fastidio. Possono essere accompagnati da irritabilità intensa, tristezza, ansia, vulnerabilità emotiva, difficoltà di concentrazione e una sensazione profonda di non riconoscersi più.

Per molto tempo questi sintomi sono stati considerati inevitabili o attribuiti semplicemente a una scarsa capacità di gestire le emozioni. Oggi, però, le ricerche raccontano una storia diversa. Le neuroscienze e la psicologia stanno mostrando che gli sbalzi d’umore premestruali non sono una questione di debolezza caratteriale né di mancanza di volontà. Si tratta di un fenomeno complesso che coinvolge il cervello, il sistema nervoso, gli ormoni e i processi di regolazione emotiva.

Cos’è la sindrome premestruale?

La sindrome premestruale (PMS) è un insieme di sintomi fisici, cognitivi ed emotivi che compaiono durante la fase luteale del ciclo mestruale, cioè nei giorni che seguono l’ovulazione e precedono l’arrivo delle mestruazioni.

I sintomi possono essere molto diversi da persona a persona. Alcune persone sperimentano principalmente manifestazioni fisiche come tensione mammaria, gonfiore addominale, stanchezza o cefalea. Altre riferiscono soprattutto cambiamenti emotivi e cognitivi.

In una minoranza di casi i sintomi raggiungono un’intensità tale da compromettere significativamente la qualità della vita, il lavoro, lo studio e le relazioni. In queste situazioni può essere presente il Disturbo Disforico Premestruale (PMDD), una condizione più grave e invalidante.

La caratteristica fondamentale è la ciclicità. I sintomi tendono a comparire nella fase luteale, peggiorano nei giorni immediatamente precedenti le mestruazioni e migliorano rapidamente con l’inizio del flusso.

Molto più di gonfiore e mal di testa

Quando si parla di sindrome premestruale si pensa spesso a sintomi fisici come gonfiore, crampi o mal di testa. Tuttavia, per molte donne, la parte più difficile da gestire è quella emotiva.

Le ricerche qualitative che hanno raccolto le testimonianze dirette delle donne mostrano un quadro molto più complesso. Molte descrivono una maggiore irritabilità, una sensibilità emotiva accentuata, una tendenza a piangere più facilmente o una sensazione di fragilità che sembra comparire all’improvviso.

Alcune raccontano di sentirsi sopraffatte da situazioni che normalmente riuscirebbero ad affrontare senza difficoltà. Altre riferiscono di diventare più suscettibili alle critiche, più pessimiste o più vulnerabili al senso di rifiuto.

Non è raro che emergano anche sentimenti di vergogna e senso di colpa. Molte donne raccontano di sentirsi “sbagliate“, di giudicarsi severamente per il proprio comportamento o di temere di essere una cattiva partner, una cattiva madre o una persona difficile da frequentare.

A rendere tutto ancora più complesso contribuisce il fatto che questi cambiamenti possono avere un impatto concreto sulle relazioni. Discussioni che normalmente verrebbero gestite con calma possono trasformarsi in conflitti dolorosi. Piccole delusioni possono assumere un peso molto maggiore. La sensazione di essere incomprese o non supportate può intensificarsi.

Per alcune persone il problema non è tanto il sintomo fisico in sé, quanto la percezione di non sentirsi più completamente sé stesse.

Ed è proprio qui che la ricerca scientifica diventa particolarmente interessante.

Non sono “solo ormoni”

Per molti anni si è pensato che la sindrome premestruale fosse semplicemente il risultato di livelli troppo elevati o troppo bassi di estrogeni e progesterone.

Le ricerche più recenti suggeriscono invece qualcosa di diverso.

Le persone che soffrono di sindrome premestruale o di disturbo disforico premestruale non presentano necessariamente livelli anomali di ormoni sessuali. Il problema sembra risiedere nel modo in cui il cervello risponde alle normali oscillazioni ormonali del ciclo mestruale.

In altre parole, non si tratta di avere “troppi ormoni”. Si tratta di una maggiore sensibilità del sistema nervoso ai cambiamenti ormonali che avvengono fisiologicamente ogni mese.

Questa scoperta è importante perché modifica completamente il modo di interpretare il problema.

Gli sbalzi d’umore premestruali non sono una scelta. Non sono un difetto caratteriale. Non sono il risultato di una scarsa capacità di controllarsi.

Sono il prodotto dell’interazione tra cambiamenti biologici e processi cerebrali coinvolti nella regolazione delle emozioni.

Cosa succede davvero nel cervello?

Negli ultimi anni gli studi di neuroimaging hanno iniziato a osservare cosa accade nel cervello durante la fase premestruale.

I risultati mostrano che alcune aree coinvolte nell’elaborazione delle emozioni sembrano diventare più reattive. Tra queste troviamo l’amigdala, che contribuisce a identificare stimoli emotivamente rilevanti o potenzialmente minacciosi, e l’insula, coinvolta nella percezione delle sensazioni corporee e degli stati interni.

Contemporaneamente, alcune regioni della corteccia prefrontale, che normalmente aiutano a mettere le cose in prospettiva e a regolare le reazioni emotive, sembrano lavorare in modo meno efficiente.

Il risultato non è una perdita di controllo o una trasformazione della personalità. Piuttosto, è come se il sistema emotivo diventasse temporaneamente più sensibile e il sistema di regolazione dovesse lavorare più duramente per mantenere l’equilibrio.

Per questo motivo una critica può fare più male del solito, una preoccupazione può sembrare più minacciosa e una delusione può apparire più difficile da gestire.

Le emozioni non vengono immaginate. Vengono vissute in modo più intenso.

Anche lo stress può avere un ruolo

Molte donne riferiscono che i sintomi premestruali sembrano peggiorare nei periodi particolarmente stressanti della vita.

Per lungo tempo questa osservazione è stata interpretata in modo semplicistico, quasi come se il problema fosse esclusivamente psicologico. In realtà la questione è molto più complessa.

Le ricerche suggeriscono che il sistema che regola la risposta allo stress e il sistema che regola il ciclo mestruale comunicano costantemente tra loro.

Alcuni studi hanno osservato che le donne con PMS o PMDD mostrano una risposta alterata del cortisolo, il principale ormone coinvolto nella gestione dello stress. Questo non significa che lo stress sia la causa della sindrome premestruale. Significa piuttosto che una maggiore vulnerabilità biologica e una maggiore esposizione allo stress potrebbero influenzarsi reciprocamente.

In altre parole, lo stress non spiega tutto. Tuttavia, quando il cervello si trova già in una fase di maggiore sensibilità emotiva, eventi stressanti, conflitti relazionali, difficoltà lavorative o carenza di sonno possono rendere più difficile mantenere l’equilibrio.

“Non mi riconosco più”: la sensazione di essere diventate un’altra persona

Uno degli aspetti più affascinanti emersi dalla ricerca qualitativa riguarda il modo in cui molte donne descrivono la propria esperienza.

Quando vengono intervistate, molte utilizzano espressioni sorprendentemente simili.

“Non sono io.”

“Mi sembra di essere un’altra persona.”

“Non mi riconosco.”

“È come avere due versioni di me.”

Questa esperienza è stata descritta dagli studiosi come una sorta di “doppia identità”. Naturalmente non si tratta di una vera alterazione dell’identità personale. Si tratta della percezione soggettiva che il proprio modo di pensare, sentire e reagire cambi profondamente durante una specifica fase del ciclo.

Per molte donne questa sensazione è accompagnata da vergogna e senso di colpa.

Dopo una discussione con il partner, una reazione impulsiva o una giornata particolarmente difficile, può emergere il pensiero di essere una persona eccessivamente sensibile, irrazionale o incapace di controllarsi.

Il problema è che questa interpretazione rischia di alimentare ulteriormente la sofferenza.

Le ricerche mostrano infatti che durante la fase luteale aumenta la vulnerabilità a processi psicologici come la ruminazione, l’autocritica e la catastrofizzazione.

Quando la mente diventa il peggior giudice di sé stessa

La ruminazione consiste nella tendenza a ripensare continuamente ai problemi, alle preoccupazioni o agli errori commessi.

Invece di aiutare a trovare una soluzione, questo processo mantiene la mente intrappolata in un circolo vizioso di pensieri negativi.

Le ricerche più recenti mostrano che nelle persone con PMS e PMDD la ruminazione tende ad aumentare proprio nella fase luteale.

Contemporaneamente sembrano diminuire alcune abilità psicologiche protettive, come la capacità di osservare le emozioni con consapevolezza e accettazione.

Questo significa che una delusione può trasformarsi più facilmente in una lunga sequenza di pensieri negativi.

Una critica può diventare la prova di non essere abbastanza.

Un errore può essere interpretato come un fallimento.

Una discussione può essere vissuta come la conferma che una relazione sia destinata a finire.

Non è difficile capire come questo processo possa contribuire alla sensazione di essere diventate improvvisamente più fragili, più vulnerabili o più pessimiste.

La buona notizia è che questi meccanismi non sono immutabili. Possono essere riconosciuti e modificati.

Quando la sindrome premestruale entra nelle relazioni

La sindrome premestruale può avere un impatto significativo anche sulle relazioni più importanti.

Molte donne descrivono un aumento della sensibilità alle critiche, una minore tolleranza alla frustrazione e una maggiore facilità a sentirsi ferite o rifiutate nei giorni che precedono le mestruazioni. Situazioni che normalmente verrebbero gestite senza particolari difficoltà possono trasformarsi in conflitti dolorosi o dare origine a lunghi periodi di rimuginio.

Le ricerche qualitative mostrano che una delle sofferenze più frequenti non riguarda soltanto i sintomi in sé, ma il timore di danneggiare i rapporti con le persone care. Alcune donne raccontano di sentirsi in colpa per la propria irritabilità, di avere paura di essere considerate “troppo emotive” o di sentirsi profondamente incomprese da partner, familiari e amici.

In alcuni casi emerge la tendenza a ritirarsi dalle relazioni durante la fase premestruale. Non perché venga meno l’affetto verso gli altri, ma perché la gestione delle emozioni richiede una quantità di energia molto maggiore. Per alcune persone diventa più semplice isolarsi che spiegare continuamente ciò che stanno vivendo.

Questa esperienza può essere particolarmente dolorosa quando chi ci circonda interpreta i sintomi come una scelta, un’esagerazione o un difetto caratteriale. Sentirsi comprese, ascoltate e credute rappresenta invece uno dei fattori che molte donne descrivono come maggiormente protettivi.

Sindrome premestruale e ADHD: un legame di cui si parla ancora troppo poco

Negli ultimi anni i ricercatori hanno iniziato a osservare qualcosa di molto interessante.

Le donne con ADHD sembrano presentare una probabilità significativamente maggiore di sviluppare sintomi compatibili con il disturbo disforico premestruale.

Per chi lavora clinicamente con l’ADHD questo dato non sorprende particolarmente.

Molte pazienti raccontano che nei giorni che precedono le mestruazioni diventa più difficile concentrarsi, organizzarsi, ricordare gli impegni e gestire le emozioni.

Attività che normalmente richiedono uno sforzo moderato possono improvvisamente sembrare enormi.

Le strategie che funzionano durante il resto del mese sembrano perdere efficacia.

La soglia di tolleranza alla frustrazione si abbassa.

L’impulsività aumenta.

Le emozioni diventano più difficili da regolare.

È importante sottolineare che non sempre si tratta di un vero e proprio PMDD. In alcuni casi si osserva un peggioramento temporaneo di sintomi ADHD già presenti durante tutto il mese.

Tuttavia, le ricerche suggeriscono che il cervello ADHD possa essere particolarmente sensibile alle oscillazioni ormonali del ciclo mestruale.

Questo tema è ancora relativamente poco conosciuto, ma rappresenta una delle aree più promettenti della ricerca attuale.

Come può aiutare la psicoterapia cognitivo-comportamentale?

Comprendere che cosa sta accadendo nel cervello non significa rassegnarsi ai sintomi.

Al contrario, la comprensione rappresenta spesso il primo passo verso il cambiamento.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale non ha l’obiettivo di eliminare le normali oscillazioni biologiche del ciclo mestruale. Può però aiutare a ridurre la sofferenza che deriva dal modo in cui queste oscillazioni vengono interpretate e gestite.

Un primo aspetto importante riguarda il riconoscimento dei periodi di maggiore vulnerabilità. Imparare a monitorare il proprio ciclo permette spesso di identificare schemi ricorrenti e di attribuire un significato diverso a ciò che accade.

Molte persone scoprono che alcuni pensieri apparentemente molto convincenti compaiono quasi esclusivamente in determinati giorni del mese.

La psicoterapia cognitivo-comportamentale può inoltre aiutare a interrompere il circolo della ruminazione, a riconoscere i processi di autocritica e a sviluppare modalità più flessibili di relazione con le proprie emozioni.

Gli approcci basati sulla mindfulness e in particolare l’Acceptance and Commitment Therapy risultano particolarmente interessanti perché allenano proprio quelle capacità che sembrano diventare più fragili durante la fase luteale: la consapevolezza, l’accettazione dell’esperienza emotiva e la capacità di osservare i pensieri senza esserne completamente travolte.

Anche la Compassion Focused Therapy può rappresentare un valido aiuto. Attraverso lo sviluppo del proprio “sé compassionevole”, favorisce un modo diverso di relazionarsi a sé stesse, aiutando a sostituire l’autocritica con maggiore comprensione, gentilezza e capacità di prendersi cura del proprio vissuto emotivo.

Uno degli aspetti più importanti del percorso terapeutico è imparare a sostituire il giudizio con la comprensione.

Per molte donne la vera svolta non consiste nello smettere di provare emozioni intense, ma nel comprendere che quelle emozioni non rappresentano un difetto personale, e che è possibile per loro accogliere queste emozioni, senza necessariamente venire trascinate nel loro vortice.

La sindrome premestruale non è una mancanza di carattere. Non è una prova di debolezza. Non significa essere esagerate o incapaci di controllarsi.

Le ricerche degli ultimi anni mostrano sempre più chiaramente che si tratta di una condizione complessa, che coinvolge il cervello, gli ormoni, la regolazione emotiva e, in alcune persone, anche caratteristiche neurobiologiche come l’ADHD.

Comprendere questi meccanismi non cancella la sofferenza. Ma può aiutare a guardarla con occhi diversi, sostituendo la colpa con la consapevolezza e l’autocritica con una maggiore compassione verso sé stesse.

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