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Il percorso terapeutico
Ogni percorso è costruito sulle esigenze della persona, ma segue una struttura precisa basata sulle più recenti evidenze scientifiche.
Come funziona il primo colloquio?
Durante il primo colloquio partiremo dalle difficoltà che ti hanno portato a intraprendere questo percorso. Ti chiederò quali sintomi o problematiche stai vivendo, da quanto tempo sono presenti e in che modo stanno influenzando la tua quotidianità.
Ti farò alcune domande per guidarti nel ricordo e nell'esplorazione della sintomatologia e raccoglierò informazioni sulla tua vita attuale: se studi e/o lavori, le tue relazioni affettive, i rapporti di amicizia, gli interessi, lo sport, gli hobby e tutti quegli aspetti che possono aiutarmi ad avere un primo quadro generale della tua situazione.
Non è necessario arrivare sapendo esattamente cosa raccontare o da dove iniziare: sarò io a guidarti attraverso le domande.
Negli incontri successivi questi aspetti verranno approfonditi durante la fase di assessment, anche attraverso l'utilizzo di test e questionari mirati.
Approfondisci questo argomento →Quanto dura una seduta?
Una seduta dura circa 50-55 minuti.
Generalmente iniziamo facendo il punto su ciò che è accaduto dalla seduta precedente e sulle eventuali difficoltà incontrate. Verifichiamo insieme come sono andati gli esercizi concordati e dedichiamo poi una parte dell'incontro al lavoro terapeutico e allo sviluppo di nuove competenze.
Quando introduciamo una nuova strategia, spesso la sperimentiamo direttamente durante la seduta, così da poterla successivamente allenare nella vita quotidiana attraverso esercizi mirati.
Per lo svolgimento degli esercizi a casa ti verranno consegnate schede e/o tracce audio.
Al termine dell'incontro concordiamo gli eventuali esercizi da svolgere, fissiamo l'appuntamento successivo e viene effettuato il pagamento della seduta.
Approfondisci questo argomento →Quanto dura un percorso di psicoterapia?
Non esiste una durata uguale per tutti: dipende dal tipo di difficoltà, dalla sua complessità, dagli obiettivi concordati e dall'andamento del percorso.
Indicativamente, un percorso può durare da circa 6 mesi fino a 2 anni nei casi più complessi.
Durante la terapia monitoriamo periodicamente i progressi raggiunti. Con il miglioramento della sintomatologia e il consolidamento delle competenze acquisite, gli incontri vengono progressivamente distanziati fino alla conclusione del percorso.
Approfondisci questo argomento →Come funziona la fase di assessment?
L'assessment è una valutazione approfondita che integra i colloqui clinici con questionari o test standardizzati, scelti solo quando pertinenti. Ricostruiamo la storia della difficoltà, le situazioni in cui compare, i pensieri, le emozioni e i comportamenti associati, oltre ai fattori che possono averne favorito lo sviluppo e a quelli che oggi la mantengono. Gli strumenti non sostituiscono l'ascolto e non riducono la persona a un punteggio: aiutano a raccogliere informazioni in modo più accurato e a disporre di un riferimento oggettivo per monitorare i cambiamenti. Quanto emerge viene sempre spiegato e condiviso in modo chiaro, rispettoso e comprensibile.
Approfondisci questo argomento →Come vengono definiti gli obiettivi terapeutici?
Gli obiettivi vengono definiti insieme dopo aver compreso il funzionamento della difficoltà e ciò che per te è davvero importante. Partiamo da richieste anche ampie, come stare meglio o sentirsi meno ansiosi, e le traduciamo in cambiamenti concreti, realistici e osservabili: tornare a frequentare determinati luoghi, ridurre un comportamento che limita la quotidianità o imparare a gestire un'emozione. Gli obiettivi non sono imposti dal terapeuta e possono evolvere con il percorso. Vengono riesaminati periodicamente per verificare progressi, ostacoli e priorità. Questa condivisione rende il lavoro trasparente, dà una direzione alle sedute e permette di valutare con maggiore precisione l'efficacia dell'intervento.
Approfondisci questo argomento →Come si conclude un percorso?
La conclusione non arriva improvvisamente: viene preparata e concordata quando gli obiettivi principali sono stati raggiunti e le competenze acquisite risultano sufficientemente stabili. Nelle ultime sedute ricostruiamo il lavoro svolto, riconosciamo i cambiamenti, individuiamo gli strumenti più utili e prepariamo un piano di prevenzione delle ricadute. Imparare a distinguere una normale flessione da un ritorno significativo della difficoltà aiuta a intervenire tempestivamente senza interpretare ogni momento faticoso come un fallimento. Se opportuno, gli incontri possono essere gradualmente diradati. L'obiettivo è che la persona termini il percorso sentendosi capace di utilizzare autonomamente ciò che ha imparato nella propria vita.
Approfondisci questo argomento →È previsto un follow-up?
Sì. In genere viene proposto un incontro di follow-up circa un mese dopo la conclusione, adattando la tempistica alle caratteristiche del percorso. Serve a verificare che i risultati si mantengano nella vita quotidiana, comprendere come la persona abbia gestito eventuali difficoltà e consolidare le strategie che si sono dimostrate più efficaci. Non rappresenta una riapertura automatica della terapia, ma un momento di controllo e autonomia. Se emergono nuove necessità, le valutiamo con trasparenza e decidiamo insieme se sia sufficiente un richiamo mirato oppure se occorra un intervento diverso. Il follow-up aiuta anche a riconoscere con maggiore chiarezza le competenze ormai diventate personali.
Approfondisci questo argomento →02
Disturbi e percorsi
Ogni persona è diversa. Di seguito trovi alcune delle problematiche affrontate più frequentemente durante il percorso terapeutico.
Tratti ansia e attacchi di panico?
Sì. Il percorso può riguardare ansia generalizzata, fobie, ansia sociale o da prestazione e attacchi di panico. Dopo una valutazione del funzionamento specifico del problema, costruiamo un intervento personalizzato basato sulla psicoterapia cognitivo-comportamentale. Il lavoro può includere comprensione dei meccanismi dell'ansia, modifica dei pensieri che la alimentano, regolazione dei sintomi fisici ed esposizione graduale alle situazioni evitate. Non si tratta di eliminare ogni forma di ansia, che è un'emozione naturale e utile, ma di ridurne il potere limitante e recuperare libertà. Tecniche e ritmo vengono sempre scelti insieme, nel rispetto delle esigenze individuali.
Approfondisci questo argomento →Ti occupi di disturbo ossessivo-compulsivo (DOC)?
Sì. Nel DOC pensieri, immagini o impulsi intrusivi generano ansia e possono portare a controlli, rituali, evitamenti o richieste di rassicurazione. Il sollievo offerto da questi comportamenti è temporaneo e tende a rinforzare il problema. La terapia cognitivo-comportamentale, con particolare riferimento all'Esposizione con Prevenzione della Risposta, è il trattamento psicologico di riferimento. Dopo una valutazione accurata, il lavoro procede in modo graduale e condiviso: l'obiettivo non è dimostrare che ogni dubbio sia falso, ma imparare a tollerare l'incertezza, ridurre le compulsioni e impedire che le ossessioni decidano come utilizzare tempo, energie e relazioni.
Approfondisci questo argomento →Segui persone con ADHD?
Sì, mi occupo di ADHD in età adulta. Le difficoltà possono riguardare attenzione, organizzazione, gestione del tempo, procrastinazione, impulsività e regolazione emotiva, con effetti sul lavoro, sullo studio e sulle relazioni. Il percorso parte da una valutazione seria e non si basa su singoli sintomi o test online. Quando esiste già una diagnosi, la psicoterapia può aiutare a comprendere il proprio funzionamento, sviluppare strategie concrete e ridurre autocritica e senso di fallimento. Se è necessario un approfondimento diagnostico o farmacologico, viene considerata l'opportunità di collaborare con altri professionisti. L'intervento è sempre costruito sulle priorità e sulle risorse della persona.
Approfondisci questo argomento →Ti occupi di terapia di coppia?
Sì. La terapia di coppia può essere utile quando conflitti ricorrenti, incomprensioni, gelosia, tradimenti, perdita di intimità o distanza emotiva compromettono il benessere della relazione. Il lavoro non consiste nello stabilire chi abbia ragione, ma nel comprendere i cicli interattivi che mantengono la difficoltà e nel costruire modalità più efficaci di comunicazione, ascolto e gestione dei bisogni. Gli obiettivi vengono condivisi da entrambi e il percorso mantiene una posizione rispettosa ed equilibrata. In alcuni casi aiuta a ricostruire il legame; in altri può accompagnare decisioni consapevoli. La valutazione iniziale permette di capire se questo tipo di intervento è indicato.
Approfondisci questo argomento →Ti occupi di sessuologia clinica?
Sì. Le difficoltà sessuali sono comuni e possono coinvolgere desiderio, eccitazione, orgasmo, dolore, ansia da prestazione o intimità di coppia. Vengono affrontate in uno spazio riservato, rispettoso e libero da giudizio, considerando insieme aspetti psicologici, relazionali e corporei. La valutazione aiuta a comprendere i fattori che hanno favorito il problema e quelli che lo mantengono; quando opportuno può essere suggerito un confronto medico per escludere o trattare componenti organiche. L'intervento utilizza strumenti evidence-based e può prevedere esercizi graduali concordati. Non esistono prestazioni o modelli di sessualità da imporre: l'obiettivo è favorire benessere, consapevolezza e libertà.
Approfondisci questo argomento →Utilizzi la Realtà Virtuale in terapia?
Sì, quando esiste una chiara indicazione clinica. La realtà virtuale consente di lavorare in ambienti immersivi controllati e personalizzabili, per esempio nell'esposizione graduale ad alcune situazioni temute, nella gestione dello stress o nell'allenamento di specifiche competenze. Non sostituisce la relazione terapeutica e non viene utilizzata perché innovativa in sé: è uno strumento aggiuntivo inserito in un piano basato su obiettivi precisi e protocolli scientificamente fondati. Prima dell'utilizzo ne valuto appropriatezza, vantaggi, eventuali controindicazioni e comfort della persona. L'esperienza viene preparata, accompagnata e rielaborata insieme, mantenendo sempre la possibilità di interromperla.
Approfondisci questo argomento →Posso iniziare un percorso anche senza una diagnosi?
Assolutamente sì. Non è necessario avere già una diagnosi per iniziare una psicoterapia.
La fase iniziale del percorso è dedicata proprio alla valutazione e alla comprensione delle difficoltà che stai vivendo.
Al termine dell'assessment è prevista una fase di restituzione, durante la quale condividerò con te quanto emerso dai colloqui e dagli strumenti di valutazione utilizzati, come test e questionari. Qualora emergano elementi riconducibili a una diagnosi, te ne spiegherò il significato in modo chiaro e comprensibile e valuteremo insieme come orientare il percorso terapeutico.
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Sedute e organizzazione
Alcune informazioni pratiche che possono essere utili prima di prenotare un primo colloquio.
Ricevi anche online?
Sì. Le sedute online sono disponibili nella giornata di lunedì, dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 19:00.
Le sedute si svolgono tramite videochiamata e mantengono la stessa durata e impostazione clinica degli incontri in presenza.
Approfondisci questo argomento →In quali giorni e orari riceve in studio?
Ricevo in studio il martedì, mercoledì e giovedì pomeriggio, dalle 14:00 alle 20:00.
Gli appuntamenti vengono concordati sulla base delle disponibilità presenti in agenda.
Approfondisci questo argomento →Quanto spesso vengono fissati gli incontri?
Nella fase iniziale del percorso gli incontri hanno generalmente cadenza settimanale.
Con il raggiungimento degli obiettivi terapeutici e il consolidamento dei miglioramenti, le sedute vengono progressivamente distanziate. Questo permette anche di sperimentare con sempre maggiore autonomia, nella vita quotidiana, le competenze sviluppate durante il percorso.
Una volta conclusa la terapia viene programmata una seduta di follow-up, per verificare il mantenimento dei risultati raggiunti e affrontare eventuali difficoltà emerse successivamente.
Approfondisci questo argomento →Come posso prenotare un primo colloquio?
Puoi contattarmi tramite WhatsApp, telefono o email utilizzando i riferimenti presenti nel sito. È sufficiente indicare che desideri informazioni o un primo colloquio; non è necessario raccontare dettagli personali in un messaggio. Ti risponderò per verificare brevemente la richiesta, proporti le disponibilità e chiarire se preferisci un incontro in studio a Torino oppure online. Il primo contatto non ti obbliga a iniziare un percorso. Se la situazione richiede un servizio diverso o un intervento urgente, ti indicherò con trasparenza la soluzione più appropriata. Per proteggere la tua riservatezza, evita di inviare documentazione clinica tramite canali non concordati.
Approfondisci questo argomento →Come si svolge una seduta online?
La seduta online si svolge in videochiamata, in un orario concordato e attraverso il canale indicato prima dell'appuntamento. È consigliabile collegarsi da un luogo privato, silenzioso e stabile, utilizzare cuffie se aiutano la riservatezza e verificare in anticipo connessione, audio e videocamera. Il contenuto clinico e la durata sono analoghi a quelli di una seduta in presenza: definiamo le priorità, lavoriamo sugli obiettivi e concludiamo riassumendo quanto emerso. All'inizio vengono condivise anche semplici indicazioni per gestire eventuali problemi tecnici. La modalità online non è adatta a ogni situazione; la sua appropriatezza viene valutata e rivalutata durante il percorso.
Approfondisci questo argomento →Posso modificare o spostare un appuntamento?
Sì. È possibile modificare o annullare un appuntamento comunicandolo con almeno 24 ore di preavviso.
Prima di ogni seduta riceverai un promemoria dell'appuntamento, così da ridurre il più possibile il rischio di dimenticanze.
In caso di mancata presentazione o cancellazione con meno di 24 ore di preavviso, l'importo della seduta verrà addebitato, salvo incidenti, emergenze o altri imprevisti non prevedibili.
Approfondisci questo argomento →Quanto costa una seduta?
Le sedute individuali hanno un costo di 90 euro.
Le sedute di coppia hanno un costo di 120 euro.
Entrambe hanno una durata di circa 50-55 minuti.
Approfondisci questo argomento →Le sedute sono detraibili?
Sì. Le sedute psicologiche e psicoterapeutiche rientrano tra le prestazioni sanitarie detraibili, secondo quanto previsto dalla normativa vigente.
Ai fini della detrazione fiscale è necessario utilizzare un metodo di pagamento tracciabile. In studio è disponibile il POS ed è inoltre possibile effettuare il pagamento tramite bonifico bancario.
Per ogni prestazione viene emessa regolare documentazione fiscale.
Approfondisci questo argomento →In che modo posso pagare le sedute?
È possibile saldare le sedute tramite POS o bonifico bancario.
Il POS è disponibile direttamente in studio. Se preferisci effettuare il pagamento tramite bonifico, questo dovrà essere effettuato prima dello svolgimento della seduta.
Approfondisci questo argomento →Quello che racconto durante le sedute è riservato?
Sì. Lo psicologo è tenuto al segreto professionale e alla tutela della riservatezza delle informazioni apprese durante il rapporto professionale, secondo quanto previsto dal Codice Deontologico e dalla normativa vigente.
All'inizio del percorso ti verranno forniti il consenso informato e l'informativa relativa al trattamento dei dati personali. Avrai naturalmente la possibilità di leggerli e chiedere chiarimenti prima di firmarli.
La documentazione specifica inoltre le modalità di trattamento e tutela dei tuoi dati personali e le eventuali eccezioni al segreto professionale previste dalla normativa.
Approfondisci questo argomento →Quanto dura una prima visita?
Il primo colloquio individuale dura generalmente circa 50 minuti, come una normale seduta. Questo tempo consente di ascoltare la richiesta, raccogliere le prime informazioni utili e comprendere quali aspetti richiedano un approfondimento, senza pretendere di ricostruire l'intera storia personale in un unico incontro. Una valutazione accurata si sviluppa infatti attraverso più colloqui e, quando indicato, questionari o test standardizzati. Durante la prima visita puoi anche fare domande sul metodo, sulla frequenza e sugli aspetti organizzativi. Prima di concludere riassumiamo ciò che è emerso e concordiamo l'eventuale passo successivo, rispettando i tuoi tempi e senza alcun obbligo automatico di continuare.
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Il mio metodo
Il mio modo di lavorare si basa su un approccio scientifico, personalizzato e orientato allo sviluppo dell'autonomia della persona.
Che cos'è la psicoterapia cognitivo-comportamentale?
È un approccio psicoterapeutico che studia le relazioni tra pensieri, emozioni, sensazioni fisiche e comportamenti. Aiuta a comprendere i meccanismi che mantengono una difficoltà nel presente e a sperimentare modalità più utili per affrontarla. Il lavoro è collaborativo, orientato a obiettivi condivisi e integra ascolto, comprensione della storia personale, psicoeducazione ed esercizi pratici. Non significa pensare positivo né ignorare il passato: le esperienze precedenti vengono considerate quando aiutano a capire schemi e vulnerabilità attuali. Le tecniche vengono selezionate sulla base delle evidenze scientifiche e adattate alla persona, perché uno stesso protocollo non può essere applicato in modo identico a tutti.
Approfondisci questo argomento →Perché utilizzi questionari e test standardizzati?
Questionari e test standardizzati offrono informazioni aggiuntive raccolte con strumenti studiati scientificamente. Possono aiutare a misurare la frequenza o l'intensità di alcuni sintomi, distinguere aree che richiedono approfondimento e confrontare l'andamento nel tempo. Non sostituiscono il colloquio clinico, non producono automaticamente una diagnosi e non descrivono da soli la complessità di una persona. I risultati vengono interpretati insieme alla storia, al contesto e all'osservazione clinica, poi spiegati con parole comprensibili. Utilizzarli quando sono appropriati rende la valutazione più accurata e permette di monitorare il percorso in modo trasparente, verificando se l'intervento sta producendo i cambiamenti concordati o necessita di essere modificato.
Approfondisci questo argomento →Perché continui a formarti?
La psicologia clinica e la ricerca evolvono: nuove evidenze chiariscono quali interventi siano più efficaci, per chi e in quali condizioni. Per me aggiornarmi è una responsabilità professionale prima ancora che un obiettivo personale. Significa poter valutare con maggiore precisione, scegliere strumenti fondati, riconoscere i limiti delle mie competenze e collaborare con altri professionisti quando serve. La formazione continua non consiste nell'accumulare titoli, ma nel trasformare conoscenze affidabili in un aiuto concreto e personalizzato. Ogni approfondimento viene integrato senza perdere di vista la relazione terapeutica, la storia individuale e gli obiettivi condivisi: la tecnica ha valore solo quando è usata con rigore, sensibilità e rispetto.
Approfondisci questo argomento →Perché utilizzi solo protocolli evidence-based?
Un intervento evidence-based integra le migliori prove scientifiche disponibili, l'esperienza clinica e caratteristiche, valori e preferenze della persona. Affidarsi a protocolli studiati riduce il rischio di proporre pratiche inefficaci o basate soltanto su impressioni personali. Questo non rende la terapia rigida: un protocollo offre una mappa, mentre valutazione e relazione terapeutica permettono di adattare tempi, strumenti e priorità al singolo caso. I risultati vengono monitorati e, se il percorso non procede come previsto, il piano viene riesaminato. Il rigore scientifico è quindi una forma di tutela e trasparenza: consente di motivare le scelte cliniche e di mantenere il trattamento orientato a benefici concreti e verificabili.
Approfondisci questo argomento →In quali casi utilizzi la Realtà Virtuale?
La realtà virtuale viene considerata quando può offrire un vantaggio clinico concreto all'interno del percorso. Può sostenere, per esempio, esposizioni graduali per alcune paure, esercizi di regolazione dello stress o training di competenze emotive e comportamentali. La scelta avviene dopo la valutazione e dipende dagli obiettivi, dalle evidenze disponibili per quella specifica difficoltà, dalle condizioni di salute e dal consenso della persona. Non è indispensabile per fare una buona terapia e non viene proposta come esperienza spettacolare o sostitutiva del terapeuta. Ogni sessione immersiva è preparata, controllata e rielaborata; intensità e durata possono essere modificate o interrotte in qualsiasi momento.
Approfondisci questo argomento →Perché proponi esercizi tra una seduta e l'altra?
La psicoterapia non si esaurisce nei minuti trascorsi in seduta. Gli esercizi aiutano a osservare nella vita reale ciò che accade, mettere alla prova nuove strategie e trasformare una comprensione teorica in una competenza utilizzabile. Possono consistere in brevi monitoraggi, letture, pratiche di regolazione, esperimenti comportamentali o passi graduali verso situazioni evitate. Vengono spiegati e concordati, non assegnati come un esame, e devono essere sostenibili rispetto al momento della persona. Se un esercizio non viene svolto, non è motivo di giudizio: diventa un'informazione utile per comprenderne gli ostacoli e adattare il lavoro. La pratica regolare favorisce generalizzazione, fiducia e autonomia.
Approfondisci questo argomento →L'obiettivo della terapia è diventare autonomi?
Sì. La terapia mira a sviluppare conoscenze e competenze che la persona possa utilizzare anche senza la presenza costante del terapeuta. Autonomia non significa non avere più momenti difficili, non chiedere mai aiuto o dover affrontare tutto da soli: significa riconoscere ciò che sta accadendo, disporre di strategie efficaci, sapere quando applicarle e comprendere quando è utile cercare un nuovo supporto. Durante il percorso il terapeuta accompagna, offre una cornice e facilita l'apprendimento, evitando di sostituirsi alle scelte personali. Per questo gli obiettivi sono condivisi, i progressi vengono monitorati e la conclusione è preparata con prevenzione delle ricadute e follow-up.
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