Tristezza, solitudine e stress durante le feste sono più comuni di quanto si pensi. La ricerca scientifica spiega perché e cosa può aiutare

Quando il periodo “più felice dell’anno” diventa il più difficile
Il Natale viene spesso raccontato come un tempo di gioia, famiglia e serenità. Ma per moltissime persone è, in realtà, uno dei periodi emotivamente più complessi dell’anno. Tristezza, senso di vuoto, solitudine, ansia e malinconia possono intensificarsi proprio mentre intorno tutto parla di felicità obbligatoria. Questo fenomeno viene comunemente chiamato depressione natalizia o holiday blues.
La ricerca scientifica mostra che, per una parte significativa della popolazione, il benessere psicologico tende effettivamente a peggiorare nei giorni che precedono il Natale.
Cosa dice la ricerca sul benessere psicologico a Natale
Un ampio studio europeo ha evidenziato che, nella settimana che precede il Natale, sia la soddisfazione di vita sia il benessere emotivo risultano più bassi rispetto agli altri periodi dell’anno. L’unico gruppo che mostra un andamento diverso è quello delle persone con una forte religiosità, per le quali il Natale mantiene un valore protettivo sul piano emotivo. Questo suggerisce che non è tanto il Natale in sé a determinare il benessere o il malessere, quanto il significato personale e relazionale che gli viene attribuito.
In parallelo, gli studi sui rituali familiari natalizi mostrano che, quando questi vengono vissuti come autentici, condivisi e soddisfacenti, sono associati a più affetto positivo, maggiore soddisfazione di vita, migliore clima emotivo familiare e minore senso di solitudine. Al contrario, quando le feste sono attraversate da tensioni e conflitti, l’effetto si ribalta: aumentano le emozioni negative, peggiora il clima emotivo e diminuisce il benessere psicologico complessivo.
Depressione natalizia e mito dell’aumento dei suicidi
È molto diffusa l’idea che a Natale aumentino i suicidi e le emergenze psichiatriche. In realtà, i dati scientifici più recenti raccontano una storia diversa. Una grande meta-analisi internazionale su oltre due milioni di casi ha mostrato che il rischio di suicidio è addirittura più basso il giorno di Natale, mentre aumenta in modo significativo a Capodanno. Nei giorni immediatamente precedenti le festività non si osserva un incremento del rischio, ma piuttosto una riduzione seguita da un “effetto rimbalzo” nelle settimane successive.
Lo stesso andamento si osserva per le emergenze psichiatriche e i ricoveri: la loro frequenza tende a diminuire durante il periodo natalizio per poi risalire dopo le feste. Questo suggerisce che molte persone, pur vivendo un forte disagio emotivo, rimandano la richiesta di aiuto fino alla fine delle festività, spesso per non “disturbare” o per tenere insieme le relazioni familiari ancora per qualche giorno.
Perché il Natale può far stare peggio
Alla base della depressione natalizia non c’è un solo fattore, ma l’intreccio di più dimensioni emotive e relazionali.
Il primo elemento è la solitudine. Chi è lontanə dalla propria famiglia, chi ha vissuto un lutto, chi non ha una rete affettiva stabile può percepire con maggiore intensità il vuoto proprio nel momento in cui l’ambiente esalta la vicinanza e la condivisione. Nei servizi di emergenza, durante il periodo natalizio, tra gli stressor più frequentemente riportati compaiono proprio la solitudine e la sensazione di non avere un posto emotivo in cui sentirsi accolti.
Un secondo fattore è il cosiddetto “mito del Natale felice”. I social media amplificano questa narrazione mostrando famiglie perfette, coppie innamorate, tavole imbandite e regali costosi. Il confronto con queste immagini può alimentare vergogna, senso di inadeguatezza e l’idea distorta che “tuttə stiano bene tranne me”.
C’è poi lo stress economico, che per molte persone rappresenta una fonte concreta di ansia. Le spese per i regali, i viaggi e i pranzi festivi possono diventare un peso importante, soprattutto in un periodo storico già segnato da incertezze economiche. La letteratura mostra che l’iper-consumo natalizio è associato a maggiore stress e a un peggioramento del benessere emotivo.
Infine, il Natale riattiva spesso dinamiche familiari complesse, vecchie ferite, ruoli rigidi e conflitti mai risolti. In questi contesti, le feste diventano un amplificatore di tensioni più che un momento di ristoro emotivo.
Quando la depressione natalizia si lega al Disturbo Affettivo Stagionale
Per alcune persone il peggioramento dell’umore in inverno non è solo legato alle feste, ma a una vera e propria vulnerabilità biologica: il Disturbo Affettivo Stagionale (SAD). In questi casi la riduzione della luce naturale incide sui ritmi circadiani e sulla regolazione neurochimica dell’umore, favorendo sintomi come ipersonnia, aumento dell’appetito, stanchezza persistente e tristezza profonda. Il Natale, in questi casi, può diventare uno stressor aggiuntivo su una base già fragile.
Quando è importante chiedere aiuto
È normale sentirsi un po’ più vulnerabili durante le feste. Tuttavia, è importante non sottovalutare i segnali quando il malessere diventa intenso, persistente o invalidante. Se la tristezza dura oltre la fine delle festività, se compaiono ritiro sociale marcato, perdita di interesse per le attività, pensieri di autosvalutazione o disperazione, è fondamentale chiedere aiuto a unə professionista della salute mentale.
Come proteggere la salute mentale a Natale (e come può aiutare la terapia)
Dal punto di vista psicologico, il primo passo è ridimensionare le aspettative. Il Natale non deve essere perfetto per forza, e non tutte le persone lo vivono come un momento felice. Concedersi il diritto di provare emozioni ambivalenti è già una forma profonda di cura verso sé stessə.
È utile anche stabilire confini, soprattutto nelle relazioni familiari: non tutti gli inviti vanno accettati, non tutte le richieste vanno soddisfatte. Proteggere il proprio spazio emotivo non significa essere egoisti, ma rispettosi dei propri limiti. Mantenere una minima routine di sonno, movimento e cura di sé aiuta a stabilizzare l’umore; quando possibile, esporsi alla luce naturale e non isolarsi completamente può fare una grande differenza.
Soprattutto, è importante ricordare che chiedere aiuto non è un fallimento. La psicoterapia permette di comprendere perché proprio il Natale diventa un momento critico e di lavorare sulle ferite emotive che questo periodo tende a riattivare.
In particolare, la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT) è uno degli approcci con maggiore evidenza scientifica nel trattamento dei disturbi dell’umore e si rivela molto efficace anche per il disagio che emerge o si intensifica durante le feste. Il lavoro terapeutico aiuta a riconoscere e modificare quei pensieri automatici che a Natale diventano particolarmente rigidi e dolorosi, come “dovrei essere felice”, “se sto male c’è qualcosa che non va in me”, “tuttə gli altri stanno meglio di me”. Pensieri che alimentano senso di colpa, vergogna e ritiro.
La CBT interviene anche sui comportamenti di evitamento, molto frequenti in questo periodo: isolarsi, rinunciare a ogni contatto, interrompere le proprie abitudini. Piccoli cambiamenti mirati aiutano a spezzare il circolo tra tristezza, immobilità e peggioramento dell’umore. Un altro aspetto centrale riguarda la gestione delle relazioni e dei confini, soprattutto in presenza di dinamiche familiari complesse: imparare a dire “no” senza colpa, comunicare in modo più chiaro, proteggere il proprio spazio emotivo.
Inoltre, la CBT aiuta a gestire le emozioni in modo più sano, aprendosi anche a quelle etichettate come “negative” e imparando a far loro spazio e a rispondervi in modo più funzionale. Una parte molto importante del lavoro terapeutico è dedicata al riconnettersi con i propri valori fondamentali, per vivere secondo ciò che per noi — e non per gli altri — è davvero importante. È possibile infatti creare un proprio “rituale festivo” che renda sereni, senza dover necessariamente rispecchiare quello imposto dalla società e dalla cultura di appartenenza.
Quando la depressione natalizia si inserisce in una vulnerabilità più stabile o in un Disturbo Affettivo Stagionale, la CBT aiuta anche a costruire strategie di prevenzione personalizzate per gli anni successivi, riducendo l’intensità dei sintomi e il rischio di ricadute. In questo senso, il percorso non serve solo a “superare il Natale”, ma a comprendere perché proprio questo periodo diventa così critico e a renderlo, nel tempo, più gestibile.
Natale senza obblighi emotivi
Il Natale non è un esame di felicità. Non esiste un modo “giusto” di viverlo. Per alcune persone è un tempo di gioia e condivisione, per altre è un periodo carico di nostalgia, solitudine o dolore. Entrambe le esperienze sono legittime.
Darsi il permesso di vivere le feste in modo più autentico, rispettando i propri limiti emotivi, è spesso il primo passo per trasformare un periodo difficile in un’occasione di maggiore consapevolezza e cura di sé.
Se senti che il periodo natalizio per te è ogni anno particolarmente faticoso, parlarne in uno spazio sicuro può fare una grande differenza. Un percorso psicologico aiuta a comprendere cosa si riattiva in questo momento dell’anno e a costruire strategie più efficaci per proteggere il tuo benessere emotivo, oggi e negli anni futuri.
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