Quando il corpo dice no: il dolore pelvico cronico nell’uomo e nella donna

Il dolore pelvico cronico non è solo un problema fisico. È una condizione complessa in cui il sistema nervoso, le emozioni e la storia corporea si intrecciano. Scopri come riconoscerlo e quali strategie terapeutiche possono aiutare a integrarne gli aspetti mentali e corporei.

Quando il corpo si chiude per difendersi

A volte il corpo dice “no” anche quando la mente vorrebbe dire “sì”.
Può farlo attraverso tensioni, dolori, contratture o una sensazione di chiusura nella zona pelvica, genitale o perineale.

Il dolore pelvico cronico è una di queste forme di comunicazione: un linguaggio del corpo che segnala un allarme, spesso mantenuto nel tempo anche in assenza di una causa visibile.
Si stima che colpisca fino al 26% delle donne nel mondo (Lamvu et al., JAMA, 2021), ma può interessare anche gli uomini, in particolare nella forma di sindrome dolorosa pelvica cronica maschile (CP/CPPS), spesso diagnosticata come “prostatite cronica” senza infezione.
In entrambi i casi, la qualità di vita, la sessualità e la sfera emotiva possono essere profondamente influenzate.

Un corpo in allerta: cosa succede nel sistema nervoso

Il dolore pelvico cronico è oggi considerato una condizione multifattoriale e nociplastica, cioè mantenuta da una ipersensibilizzazione del sistema nervoso (Till et al., The Journal of Pain, 2023).

Dopo un evento iniziale – come un’infiammazione, un’infezione urinaria, un intervento chirurgico o un periodo di forte stress – il sistema nervoso può “imparare” a percepire il pericolo anche quando il corpo è in sicurezza.
I nervi diventano iper-reattivi, i muscoli si irrigidiscono, il pavimento pelvico resta in contrazione e il dolore continua anche se la lesione iniziale è guarita.

Nel dolore pelvico correlato a endometriosi, ad esempio, l’infiammazione cronica e la crescita anomala di fibre nervose contribuiscono alla sensibilizzazione periferica e centrale (Song et al., Biomedicines, 2023).
Questo spiega perché il dolore può persistere anche dopo un intervento chirurgico o quando le lesioni non sono più attive.

Il dolore nociplastico: quando il cervello amplifica il segnale

Il termine nociplastico descrive un dolore mantenuto da alterazioni nella modulazione centrale, più che da un danno ai tessuti.
Chi ne soffre può presentare anche altri sintomi come stanchezza, sonno non ristoratore, “nebbia mentale” e altre condizioni correlate come emicrania, fibromialgia o colon irritabile.

Nello studio di Till e colleghi (2023), il grado di dolore nociplastico era più predittivo della gravità e della disabilità legata al dolore pelvico rispetto alla presenza stessa di endometriosi.
Questo significa che l’intensità del dolore non dipende solo da ciò che accade nel corpo, ma da come il sistema nervoso interpreta e amplifica i segnali.

Uomini e donne: due corpi, meccanismi simili

Negli uomini, il dolore pelvico cronico si manifesta spesso come tensione o dolore perineale, fastidio testicolare o penieno, dolore dopo l’eiaculazione, bruciore urinario.
Molti ricevono diagnosi di “prostatite cronica abatterica”, ma in realtà la causa è una combinazione di ipertono muscolare pelvico, stress psicologico e sensibilizzazione nervosa (Franz et al., Dtsch Ärztebl, 2023).

Nelle donne, le forme più comuni includono vestibolodinia, dispareunia, dolore mestruale persistente e dolore post-coitale.
Spesso si associano endometriosi, sindrome del colon irritabile e cistite interstiziale, condizioni che condividono lo stesso circuito di ipersensibilizzazione (Lamvu et al., 2021).

La ricerca mostra che uomini e donne condividono pattern di attivazione cerebrale simili, coinvolgendo le aree della salienza, dell’allarme e dell’elaborazione emotiva.
Il dolore, in altre parole, non è un segnale di danno, ma un messaggio di iperprotezione del sistema.

Il ruolo delle emozioni, dello stress e della vergogna

Il dolore pelvico cronico non nasce “dalla mente”, ma mente e corpo lo mantengono insieme.
Stress prolungato, ansia di prestazione, esperienze di dolore o vissuti di vergogna possono innescare la contrazione involontaria dei muscoli pelvici e aumentare la percezione di minaccia interna.

Molte persone evitano i rapporti, le visite o perfino di parlarne, temendo giudizio o incomprensione.
Questo isolamento rinforza l’allarme interno, e il corpo continua a proteggersi attraverso la tensione.
In termini cognitivo-comportamentali, si tratta di un circolo di evitamento esperienziale: più si cerca di evitare il dolore, più il sistema lo amplifica.

Un linguaggio comune tra organi e muscoli

Viscere, muscoli e pelle della regione pelvica condividono vie nervose comuni.
È ciò che in medicina viene definito cross-sensitizzazione viscero-viscerale o viscero-somatica: l’attivazione di un organo (per esempio, la vescica o l’intestino) può rendere più sensibili i tessuti vicini, come il pavimento pelvico o i genitali (Lamvu et al., 2021).
Ecco perché un dolore pelvico può essere accompagnato da sintomi intestinali, urinari o sessuali, e perché intervenire solo su un organo spesso non basta.

Un approccio terapeutico integrato

Oggi il dolore pelvico cronico viene trattato con un approccio multimodale e integrato, che considera la persona nella sua interezza:

  • Psicoterapia cognitivo-comportamentale (TCC) per ridurre l’evitamento, la paura del dolore e la catastrofizzazione;
  • Fisioterapia del pavimento pelvico per favorire il rilassamento muscolare e la propriocezione;
  • Psicoeducazione sul dolore e sul ruolo della sensibilizzazione centrale, per restituire senso e agency;
  • Tecniche di mindfulness e respirazione per calmare il sistema nervoso autonomo;
  • Trattamento medico o ormonale in presenza di condizioni specifiche come endometriosi o infiammazione cronica;
  • Terapia sessuale e di coppia, per ristabilire fiducia e connessione corporea.

Riconnettersi al corpo: dal controllo all’ascolto

Un percorso efficace non mira solo a ridurre il sintomo, ma a riconquistare la sicurezza corporea.
Imparare a sentire il corpo senza temerlo, distinguere il dolore dal pericolo e sperimentare il rilassamento pelvico come segnale di fiducia sono passaggi fondamentali.
In terapia, questo significa esercitarsi a stare nel corpo con curiosità e compassione, senza giudizio, accogliendo le sensazioni come informazioni piuttosto che minacce.

Tornare a fidarsi del corpo: come la psicoterapia può aiutare

Il dolore pelvico cronico non è una debolezza, né un problema “psicologico” nel senso riduttivo del termine.
È una condizione complessa, che coinvolge il sistema nervoso, il corpo e la mente in un intreccio che può essere compreso e trattato.

Nel mio lavoro come psicoterapeuta cognitivo-comportamentale specializzata in sessuologia clinica, aiuto le persone che convivono con questo tipo di dolore a ritrovare sicurezza, fiducia e contatto con il proprio corpo.
Attraverso percorsi personalizzati integro strumenti come:

  • Psicoeducazione sul dolore, per capire cosa succede nel corpo e come interrompere il circolo paura–tensione–dolore;
  • Esercizi di rilassamento e consapevolezza corporea, per ridurre l’ipertono del pavimento pelvico e migliorare la regolazione del sistema nervoso;
  • Terapia cognitivo-comportamentale e ACT, per lavorare su pensieri catastrofici, ansia di prestazione e vissuti di vergogna;
  • Terapia sessuale, per affrontare difficoltà legate al desiderio, al dolore nei rapporti o alla perdita di intimità.

Ogni percorso è unico, ma l’obiettivo è comune: aiutare il corpo a capire che non è più in pericolo.
Quando il sistema nervoso si calma, il dolore può ridursi e la persona può tornare a vivere la propria corporeità con serenità, curiosità e piacere.

Se ti riconosci in queste parole, sappi che non sei solə e che un aiuto concreto è possibile.
Il primo passo è dare voce a ciò che il corpo sta cercando di dire: da lì, insieme, possiamo cominciare a tradurlo.

Fonti bibliografiche

  • Franz, J., Kieselbach, K., Lahmann, C., Gratzke, C., & Miernik, A. (2023). Chronic Primary Pelvic Pain Syndrome in Men. Deutsches Ärzteblatt International, 120(29–30), 508–518. https://doi.org/10.3238/arztebl.m2023.0036
  • Hutton, D., Mustafa, A., Patil, S., Rathod, S., Shrikhande, G., Advincula, A., Drummond, J., Gregersen, P., Hall, J., Metz, C., Milspaw, A., Orbuch, I. K., Stahl, P., Stein, A., & Shrikhande, A. (2023). The burden of Chronic Pelvic Pain (CPP): Costs and quality of life of women and men with CPP treated in outpatient referral centers. PLOS ONE, 18(2), e0269828. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0269828
  • Lamvu, G., Carrillo, J., Ouyang, C., & Rapkin, A. (2021). Chronic Pelvic Pain in Women: A Review. JAMA, 325(23), 2381–2391. https://doi.org/10.1001/jama.2021.2631
  • Roshdy, W., Farag, A., Ghobish, A., & El-Sakka, A. (2025). Erectile Dysfunction among Patients with Chronic Prostatitis/Chronic Pelvic Pain Syndrome. Suez Canal University Medical Journal, 28(7), 1–10. https://doi.org/10.21608/scumj.2025.437537
  • Song, S. Y., Jung, Y. W., Shin, W., Park, M., Lee, G. W., Jeong, S., An, S., Kim, K., Ko, Y. B., Lee, K. H., Kang, B. H., Lee, M., & Yoo, H. J. (2023). Endometriosis-Related Chronic Pelvic Pain. Biomedicines, 11(10), 2868. https://doi.org/10.3390/biomedicines11102868
  • Till, S. R., Schrepf, A., Clauw, D. J., Harte, S. E., Williams, D. A., & As-Sanie, S. (2023). Association Between Nociplastic Pain and Pain Severity and Impact in Women With Chronic Pelvic Pain. The Journal of Pain, 24(8), 1406–1414. https://doi.org/10.1016/j.jpain.2023.03.004

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