
Il mondo del trading è pieno di modelli matematici sofisticati e strategie di investimento basate su calcoli complessi. Eppure, chiunque abbia mai seguito i mercati sa che il comportamento degli investitori spesso sfugge a qualsiasi logica puramente razionale. Da dove nasce questo divario tra teoria e realtà?
L’Illusione dell’Investitore Perfettamente Razionale
Per gran parte del XX secolo, l’economia classica ha prospettato un’immagine dell’investitore come essere perfettamente razionale – il cosiddetto homo oeconomicus. Questo ipotetico individuo analizza tutte le informazioni disponibili, valuta correttamente probabilità e conseguenze, e prende sempre decisioni che massimizzano la sua utilità attesa.
La Teoria dell’Utilità Attesa, proposta da von Neumann e Morgenstern nel 1947, ha formalizzato questa visione. Secondo questa teoria, un decisore è prevedibile e agisce seguendo un preciso schema logico basato su cinque principi fondamentali di razionalità:
- Ordinamento completo delle preferenze: Ogni individuo può classificare tutte le alternative secondo un ordine di preferenza.
- Continuità delle preferenze: Di fronte a un’alternativa con una distribuzione di probabilità che presenta un esito migliore e uno peggiore, un individuo è sempre in grado di indicare una probabilità che lo renda indifferente rispetto all’alternativa con risultato certo.
- Indipendenza delle alternative: Anche noto come criterio della cosa certa, se un individuo preferisce l’alternativa A rispetto a B, l’introduzione di una terza alternativa C non dovrebbe alterare le preferenze del soggetto.
- Transitività delle alternative: Se un individuo preferisce A a B (A > B) e B a C (B > C), allora deve necessariamente preferire A a C (A > C). La transitività è essenziale per evitare circolarità nelle decisioni.
- Non sazietà: Il consumatore non sperimenta mai la sazietà, preferendo sempre una quantità maggiore a una minore. La crescita della preferenza è proporzionale alla crescita della probabilità, e tra due alternative con gli stessi guadagni, si preferisce quella con una probabilità più alta.
Questo modello elegante e matematicamente coerente ha dominato l’economia per decenni. C’era solo un problema: non descriveva accuratamente il modo in cui le persone reali prendono decisioni.
Quando la Realtà Sfida la Teoria: I Paradossi Comportamentali
Nel 1953, l’economista Maurice Allais presentò un esperimento che avrebbe messo in crisi la teoria dell’utilità attesa. Chiedeva ai partecipanti di scegliere tra coppie di scommesse:
Nella prima scelta:
- Opzione A: Vincita sicura di 1000€
- Opzione B: 10% di vincere 5000€, 89% di vincere 1000€, 1% di vincere 0€
Nella seconda scelta:
- Opzione C: 11% di vincere 1000€, 89% di vincere 0€
- Opzione D: 10% di vincere 5000€, 90% di vincere 0€
La maggior parte delle persone scelse A nella prima coppia e D nella seconda. Questo comportamento viola l’assioma di indipendenza della teoria: se si preferisce A a B, si dovrebbe preferire C a D.
Cosa stava succedendo? Le persone stavano mostrando un’evidente preferenza per la certezza nella prima scelta (1000€ garantiti), ma quando entrambe le opzioni erano rischiose, si orientavano verso il premio più sostanzioso.
Ancora più illuminante fu il Paradosso di Ellsberg (1961), che esaminava le decisioni in condizioni di ambiguità. L’esperimento utilizzava un’urna con 90 palline: 30 turchesi e 60 tra verdi e gialle, in proporzione sconosciuta. I partecipanti dovevano scegliere tra diverse scommesse, e le loro scelte rivelarono una chiara avversione all’ambiguità: preferivano scommettere su probabilità note piuttosto che su quelle sconosciute, anche quando questo contraddiceva la teoria dell’utilità attesa.
Problema X: Alternativa A: 100 € se la pallina estratta è turchese
0 € se la pallina estratta è verde o gialla
Alternativa B: 100 € se la pallina estratta è verde
0 € se la pallina estratta è turchese o gialla
Problema Y: Alternativa C: 100 € se la pallina estratta è verde o gialla
0 € se la pallina estratta è turchese
Alternativa D: 100 € se la pallina estratta è turchese o gialla
0 € se la pallina estratta è verde
Nell’esperimento condotto, i partecipanti hanno dichiarato di preferire l’alternativa A rispetto a B e l’alternativa C rispetto a D. Secondo la teoria dell’utilità attesa, se un individuo segue l’alternativa A rispetto a B, dovrebbe anche preferire l’alternativa D rispetto a C. Tuttavia i risultati dell’esperimento contraddicono questa previsione.
Sembra che le scelte siano orientate verso l’alternativa basata su informazioni precise (A o C) che determinano la possibilità di vincita o perdita. Si preferisce la scelta associata a una serie di informazioni affidabili piuttosto che a un’assenza o insufficienza di informazioni per effettuare una scelta sicura. La mancanza di informazioni introduce ambiguità nella valutazione delle probabilità degli esiti, causando un’incertezza rispetto a un valore atteso preciso e impedendo di massimizzare il valore atteso.
La Nascita della Finanza Comportamentale
Questi e altri esperimenti hanno evidenziato che gli investitori reali sono ben lontani dall’essere macchine calcolatrici perfette. Mullainathan e Thaler hanno identificato tre principali deviazioni dai modelli economici tradizionali:
Razionalità limitata: I nostri cervelli hanno una capacità limitata di risolvere problemi complessi. Prendiamo scorciatoie mentali, euristiche e approssimazioni che ci aiutano a semplificare le decisioni, ma che possono portare a errori sistematici.
Forza di volontà insufficiente: Spesso facciamo scelte che contraddicono i nostri interessi a lungo termine. Pensiamo al trader che si promette di seguire rigorosamente un piano di trading, ma poi cede all’impulso di “recuperare” una perdita raddoppiando la puntata.
Comportamenti non perfettamente egoistici: A differenza di quanto previsto dai modelli economici classici, a volte siamo disposti a sacrificare il nostro interesse personale per considerazioni di equità o per aiutare gli altri.
Richard Thaler, uno dei padri della finanza comportamentale e premio Nobel per l’economia nel 2017, ha proposto un approccio che integra economia, sociologia e psicologia per descrivere meglio il comportamento umano nei mercati. Invece di modelli astratti basati su un’irrealistica perfetta razionalità, la finanza comportamentale adotta assunzioni più aderenti alla realtà osservata.
Dall’Utilità Attesa alla Teoria del Prospetto
È in questo contesto che la Teoria del Prospetto, sviluppata da Tversky e Kahneman, emerge come la teoria descrittiva più significativa del processo decisionale umano in condizioni di rischio.
A differenza della teoria dell’utilità attesa, che dice come dovremmo prendere decisioni se fossimo perfettamente razionali, la teoria del prospetto descrive come effettivamente prendiamo decisioni, con tutti i nostri bias cognitivi e comportamentali.
Implicazioni per i Trader
Riconoscere i limiti della razionalità umana ha profonde implicazioni per chi opera nei mercati finanziari:
- Consapevolezza dei bias: Il primo passo per migliorare le proprie decisioni di trading è riconoscere i propri bias cognitivi. Sei più avverso al rischio quando si tratta di guadagni potenziali? Tendi a evitare l’ambiguità anche quando questo non è razionale?
- Strumenti di disciplina: Sviluppare regole e sistemi che ti proteggano dai tuoi impulsi può fare la differenza tra successo e fallimento. Stop loss automatici, piani di trading predefiniti e revisioni periodiche delle performance possono aiutarti a mantenere la disciplina.
- Valore della psicologia: Comprendere non solo i numeri ma anche la psicologia dei mercati può darti un vantaggio competitivo. I mercati sono, dopo tutto, aggregazioni di decisioni umane, con tutte le loro imperfezioni.
Il passaggio dalla teoria dell’utilità attesa alla finanza comportamentale rappresenta un’evoluzione fondamentale nella nostra comprensione dei mercati finanziari. Non siamo macchine calcolatrici perfette, ma esseri umani complessi influenzati da emozioni, bias cognitivi e contesto sociale.
Accettare la nostra irrazionalità non significa rinunciare a migliorare le nostre decisioni finanziarie. Al contrario, è proprio riconoscendo i nostri limiti cognitivi che possiamo sviluppare strategie e sistemi che ci aiutino a prendere decisioni migliori, più consapevoli e potenzialmente più redditizie.
In un mondo di algoritmi e intelligenza artificiale, paradossalmente, potrebbe essere proprio la comprensione dell’elemento umano a fare la differenza nel trading moderno.
Riferimenti Bibliografici
Allais, M. (1953). Le Comportement de l’Homme Rationnel devant le Risque: Critique des Postulats et Axiomes de l’Ecole Americaine. Econometrica, 21(4), 503–546. https://doi.org/10.2307/1907921
Allais, M. (1997). An Outline of My Main Contributions to Economic Science. The American Economic Review, 87(6), 1–12.
Ellsberg, D. (1961). Risk, Ambiguity, and the Savage Axioms. The Quarterly Journal of Economics, 75(4), 643–669. https://doi.org/10.2307/1884324
Thaler, Richard H. 2016. “Behavioral Economics: Past, Present, and Future.” American Economic Review 106 (7): 1577–1600. DOI: 10.1257/aer.106.7.1577
Von Neumann, J., e Morgenstern, O. (1947). Theory of Games and economic Behaviour, Princeton, N. J. , Princeton University Press.