
Fare trading in modo proficuo significa innanzitutto consapevolezza.
Consapevolezza dei metodi di analisi e delle strategie, consapevolezza dell’economia e della macroeconomia, ma soprattutto consapevolezza di sé. Prima ancora di parlare di bias, e quindi di errori cognitivi, e di gestione delle emozioni è fondamentale capire come pensiamo ai soldi.
Infatti la nostra percezione dei soldi influirà sul modo in cui opereremo, sul tipo di asset su cui preferiremo investire, e sui pensieri ed emozioni che si attiveranno mentre operiamo.
Ma facciamo ancora un passo indietro.
La percezione è la nostra interpretazione degli stimoli che vengono elaborati dagli organi di senso. Prendiamo in esame un esempio: se mentre passeggio per strada incontro una persona che porta al guinzaglio un cane, potrei pensare “che bello, vorrei un sacco accarezzarlo” se ho una passione per i cani e se ho dei bei ricordi associati all’idea del cane. Ma se in passato ho subito delle aggressioni da parte di un cane, o se sono entrata in contatto con notizie recenti riguardo cani che azzannano bambini, potrei pensare “che paura, devo cambiare strada!” e provare un’emozione di panico e angoscia.
La nostra percezione dei soldi è estremamente legata alle nostre personali esperienze di vita, al nostro patrimonio culturale e famigliare, quindi anche al periodo storico in cui siamo cresciuti (soprattutto nella fase di vita che va all’infanzia alla prima età adulta), oltre alla nostra situazione economica attuale.
Una persona nata in una famiglia agiata, cresciuta in un periodo storico con bassi livelli di inflazione e di disoccupazione, penserà al denaro in modo molto diverso da una persona nata e cresciuta in una famiglia umile e/o in un periodo storico critico.
Non a caso secondo i dati della Consob l’investitore italiano medio ha un’età avanzata, è maschio ed è nato nel Nord Italia, ma le cose stanno lentamente ma gradualmente cambiando infatti sempre più giovani e più donne iniziano ad investire.
Anche il modo in cui si parla dei soldi in famiglia è importante.
Famiglie in cui si sottolinea l’esigenza di risparmiare, in cui vi è uno sguardo ansioso e pessimistico circa il futuro, sono diverse da quelle in cui si tende a spendere molto e senza troppe preoccupazioni.
Si penserà che le narrazioni famigliari più ansiose produrranno un investitore meno propenso al rischio e viceversa una persona nata in una famiglia che tende a spendere molto sia più propensa al rischio.
Ma il concetto non è così lineare perché ad esempio una persona nata in una famiglia umile, che ha sempre dovuto fare molti sacrifici per poter vivere dignitosamente, può essere spinta dal desiderio di rivalsa e di rabbia nei confronti della società, a correre maggiori rischi in ambito finanziario. Difatti non viviamo in bolle isolate ma interagiamo costantemente con il mondo che ci circonda, e grazie ad internet entriamo in contatto con realtà anche molto lontane da noi. In questo la televisione e i social possono mostrarci dei beni di cui neanche sapevamo l’esistenza ma che instillano in noi il desiderio.
Numerosi studi hanno esaminato come le pubblicità e le rappresentazioni nei media, sia televisivi che sui social media, possano alimentare bisogni sociali e psicologici, spesso andando oltre le reali necessità. Il successo sociale e l’auto-realizzazione sono spesso presentati come raggiungibili attraverso il possesso di beni materiali, influenzando così le percezioni e i desideri delle persone (Belk e Pollay, 1985; Voorveld e coll., 2018; Dhaoui e Webster, 2021).
Un fattore che amplifica questo fenomeno è l’illusione della maggioranza (Lerman e coll.; 2016) secondo cui le persone tendono a sopravvalutare la diffusione di certe opinioni, comportamenti o tendenze all’interno di un gruppo, semplicemente perché questi sembrano essere maggioritari o molto popolari, esattamente come capita nei social media.
L’illusione della maggioranza può influenzare profondamente la nostra percezione dei soldi e le scelte economiche. Quando siamo esposti a stili di vita di lusso o modelli di consumo sui social media o nella pubblicità, possiamo sopravvalutare la loro diffusione, credendo che siano la norma, anche se in realtà sono seguiti da una minoranza. Questo porta a un desiderio di emulazione, con il rischio di spendere oltre le proprie possibilità o di compiere scelte impulsive e distruttive, poiché si cerca di seguire modelli sociali piuttosto che fare scelte consapevoli basate su necessità reali.
Inoltre, l’illusione della maggioranza spinge spesso a consumare beni non necessari, spinti dall’idea che tutti lo stiano facendo, mentre nella realtà solo pochi seguono queste tendenze. I brand sfruttano questo fenomeno nelle loro strategie di marketing, creando l’impressione che determinati prodotti siano adottati dalla maggior parte delle persone.
E cosa accadrà quando una persona umile con un forte desiderio di rivalsa verrà bombardata da promesse di trader di guadagni facili, a un costo bassissimo che mostrano uno stile di vita lussuoso? Che tanti abboccheranno, pensando che TUTTI stanno guadagnando, e che loro non vogliono perdersi questa opportunità.
Come vedete sono tanti, e non tutti, i fattori che influenzano la percezione dei soldi in una persona.
Nei prossimi articoli ne approfondirò altri.
È fondamentale comprendere il nostro modo di percepire il denaro in modo da investire in modo più consapevole, più funzionale e quindi più redditizio.
Riferimenti Bibliografici:
Belk, R. W., & Pollay, R. W. (1985). Images of ourselves: The good life in twentieth century advertising. Journal of Consumer Research, 11(4), 887–897. https://doi.org/10.1086/209024
Dhaoui, C., & Webster, C. M. (2021). Brand and consumer engagement behaviors on Facebook brand pages: Let’s have a (positive) conversation. International Journal of Research in Marketing, 38(1), 155-175. https://doi.org/10.1016/j.ijresmar.2020.06.001
Lerman, K., Yan, X., & Wu, X.-Z. (2016). The “Majority Illusion” in social networks. PLOS ONE, 11(2), e0147617. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0147617
Voorveld, H. A. M., van Noort, G., Muntinga, D. G., & Bronner, F. (2018). Engagement with Social Media and Social Media Advertising: The Differentiating Role of Platform Type. Journal of Advertising, 47(1), 38–54. https://doi.org/10.1080/00913367.2017.1405754