Lo spettro della sessualità

Contrariamente a quanto si pensi la sessualità è uno spettro. Infatti, la questione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere è ben più complessa di quanto si possa immaginare.

Facciamo un esempio: il senso comune direbbe che nasciamo o maschi o femmine, e che siamo o maschi o femmine. Questa è la prima non verità: innanzitutto esistono condizioni per cui alla nascita si dichiara uno stato di intersessualità, ossia non è possibile definire se il neonato è maschio o femmina. Inoltre la persona può avere genitali femminili, ad esempio, ma sentirsi uomo. In tal caso il sesso anatomico non corrisponde all’identità di genere. Non solo, oltre alle categorie maschio/femmina, ne esistono molte altre, che per comodità di sintesi collocheremo sotto il termine ombrello “Non-binary”.

Per quanto riguarda l’orientamento sessuale, spesso si ritiene che esistano tre macro categorie: eterosessuale, omosessuale, bisessuale. In questo caso il primo dettaglio da chiarire è la differenza tra orientamento sessuale e orientamento romantico. Il primo stabilisce da chi sono attratta sessualmente: chi mi eccita? Con chi vorrei avere rapporti sessuali? Al contrario l’orientamento romantico riguarda la tipologia di persone di cui tendo ad innamorarmi e con cui entro più facilmente in intimità. Spesso orientamento sessuale e romantico coincidono, ma non è sempre così! Pensiamo ad esempio alle persone asessuali: esse spesso prediligono l’attrazione romantica a quella sessuale.

Nel 1948 il dottor Kinsey sostenne l’esistenza di una sessualità fluida ed ideò una scala a 6 punti che partiva da una condizione di eterossesualità pura (0) e giungeva ad una condizione di omosessualità pura (6). I valori dall’1 al 5 indicavano degli stati flessibili di tendenza all’omosessualità, all’eterosessualità e alla bisessualità. Ma la scala presentava molti limiti tra cui il non aver tenuto conto delle persone asessuali. Nel 1978 Klein ideò la Klein Sexual Orientation Grid (KSOG) nel tentativo di superare i limiti della scala di Kinsey. Klein infatti investigò l’orientamento sessuale nel tempo: passato, presente e fantasie future, per un totale di 21 valori. Uno studio recente e pubblicato sul Journal of Sex Research ha analizzato circa 12000 studenti e ha riscontrato che le categorie “eterosessuale, omosessuale e bisessuale” siano insufficienti a descrivere la complessità della sessualità. Infatti, i ricercatori hanno trovato che sostanziali cambiamenti nell’attrazione, nella scelta dei partner sessuali e nell’identità sessuale sono molto frequenti a partire dalla tarda adolescenza fino alla prima età adulta.

È stato dimostrato che la questione della sessualità è estremamente complessa e che possa variare con l’età. Dinanzi a questa realtà occorre mantenere la mente aperta ed evitare di incorrere in giudizi ignoranti. Ognuno è libero di essere chi vuole, di apparire come desidera e di amare o avere (o non avere) rapporti sessuali con chi preferisce. Le categorie servono per riconoscersi, per aumentare la comprensione di se stessi e delle proprie preferenze, per sentirsi meno soli ma non servono a dividere e giudicare. Nessuno è meglio degli altri e tutti abbiamo il diritto di vivere la nostra vita nel modo in cui lo reputiamo più giusto. Quindi, siate rispettosi di voi stessi e delle altre persone, e se non vi piace quello che vedete…è un problema vostro.

Se voi siete certi di appartenere a una determinata categoria, non imponete una etichetta agli altri! Ma siate sempre rispettosi e piuttosto fate domande, per comprendere come far sentire a proprio agio anche la persona con cui interagite.

Chi non si riconosce nel proprio sesso anatomico, o chi ama persone appartenenti a generi diversi, non è malat*, non deve essere guarit* e non deve necessariamente rivolgersi ad un professionista della salute mentale. Vivete liberamente e vivete liberi, che la vita è una e solo voi avete il diritto di scegliere come trascorrerla.

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