
Ognuno di noi conosce almeno una persona dedita all’autocommiserazione.
Ma che significa autocommiserarsi?
Autocommiserarsi significa provare una profonda pena e compassione verso di sé.
Quando viviamo un momento profondamente stressante possiamo agire in molti modi diversi ma è comune e comprensibile accusare il colpo, almeno in un primo momento.
Quindi proveremo tristezza, rabbia, frustrazione, paura e probabilmente prenderemo una pausa dai nostri ritmi quotidiani per chiuderci nel nostro bozzolo a leccarci le ferite.
Questo, in teoria, dovrebbe essere solo il primo passo verso la risoluzione della situazione, che passa attraverso la consapevolezza del nostro dolore, l’accettazione e quindi il problem solving. Questo significa essere resilienti. Prendersi del tempo per capire come ci ha ferito quello che abbiamo vissuto, ma poi agire, mettendo in atto tutti gli strumenti in nostro possesso e acquisendone di nuovi, al fine di trasformare quella cattiva situazione che ci fa tanto male in una opportunità di crescita ed evoluzione. Dopotutto non c’è nulla di meglio degli ostacoli per crescere e per imparare che siamo molto più forti e coraggiosi di quello che immaginavamo.
Ci sono delle persone che tendono ad autocommiserarsi.
Si tratta di quelle persone fondamentalmente passive, che, subito uno stress, tendono a lamentarsi frequentemente, dando la colpa di quello che è accaduto a cause esterne, ad altre persone. Sono quelle persone che rimangono ferme, immobili nella loro situazione. Stare accanto a queste persone è difficile perché se proviamo affetto o amore verso loro, notare la loro immobilità o vederli brancolare nel buio della loro pena verso se stessi, fa rabbia e anche tanta tristezza. Spesso sono persone che col tempo diventano velenose, spettegolando su chiunque, dando a qualsiasi altra persona la causa del proprio malessere e non ponendosi mai domande sul proprio operato. Inoltre, se provi a fornire consigli, supporto e comprensione, probabilmente non sarà abbastanza e alla fine verrai additato anche tu come la persona che non capisce, non aiuta, non sostiene.
Ovviamente l’autocommiserazione comporta dei vantaggi altrimenti non si manterrebbe come comportamento. Il principale vantaggio è rappresentato dal sollevare la persona da eventuali colpe o dalla responsabilità di poter cambiare la situazione. L’autocommiserazione ti conduce in un circolo vizioso in cui “non è colpa mia” si fonde con “sono fatt* così.”, creando una situazione di vittimismo disfunzionale, in cui la persona, percependosi impotente di fronte alle circostanze della vita, si arrende e continua a fornire lo stesso tipo di risposta a domande molto diverse. Questo perché nell’autocommiserazione spesso non c’è la vera consapevolezza del problema, figuriamoci l’accettazione. Spesso vi è solo il rifiuto di vivere una determinate condizione vissuta come angosciante e sentita come ingiusta, con la convinzione quasi magica che la soluzione debba venire dall’esterno. Ancora, questo atteggiamento conduce a una forte dipendenza dagli altri, e in conclusione a un abbassamento della propria autostima.
Se sei una persona che tende ad autocommiserarsi prova a considerare l’idea di cambiare la tua prospettiva, prova a chiederti: “Cosa posso fare IO per migliorare la mia condizione?”.
Se sei un* conoscente di una persona dedita all’autocommiserazione, prova a non rinforzare più il suo atteggiamento, perché in questo modo non la aiuti.