La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.

La morte non è l’opposto della vita, ma una sua parte integrante.Tradotto in parole suona piuttosto banale, ma allora non era così che lo percepivo, ma come un grumo d’aria presente dentro di me. La morte era parte di quel fermacarte, parte indissolubile delle quattro palline bianche e rosse allineate sul tavolo di biliardo. E sentivo che noi vivevamo inspirandola nei polmoni come una finissima polvere. Fino ad allora io avevo sempre considerato la morte come una realtà indipendente, completamente separata dalla vita. Come a dire: “Un giorno prima o poi la morte allungherà le sue mani su di noi. Ne consegue che fino a quando ciò non avverrà essa non potrà toccarci in nessun modo.”. Questo mi sembrava un ragionamento assolutamente onesto e logico. La vita di qua, la morte di là. Io sono da questa parte e quindi non posso essere da quella. Ma a partire dalla notte in cui morì Kizuki, non riuscii più a vedere in modo così semplice la morte (e la vita). La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare.

Queste parole sono tratte dal romanzo “Norwegian Wood” scritto da Murakami Haruki, che ci offre una meravigliosa riflessione sulla vita e sulla morte. Quanto spesso vi capita di pensare alla morte? Solitamente, l’atteggiamento nella cultura occidentale è quasi di rifiuto. Temiamo la morte, temiamo la malattia, temiamo la sofferenza. Ci viene istintivo allontanare qualsiasi cosa che rimanda a questi concetti. Avvicinarsi a una persona che sta lentamente morendo, o una persona che ha appena perso qualcuno ci espone a questa semplice verità: La morte esiste e prima o poi toccherà ognuno di noi. È come se queste parole ci si appiccicassero addosso, e con fastidio cerchiamo di allontanare la spiacevole sensazione di non poter fuggire da questa realtà. E allora mettiamo in atto strategie per proteggerci. Quanti modi conosciamo per allontanare la morte? E qui non mi riferisco all’intraprendere uno stile di vita sano, a fare prevenzione, ad avere cura di sé. Mi riferisco a tutte quei meccanismi psicologici che ci tengono lontani dalla morte, in particolare e dalla sofferenza, in generale. Prendiamo le distanze da persone e situazioni che ci ricordano questa realtà, quasi come se temessimo che solo con la vicinanza ne verremo intaccati. Ci distraiamo, offuschiamo la nostra mente, cerchiamo di essere sempre in attività. Il mantra è “non sprecare tempo”, “non soffrire”. L’imperativo è allontanare da noi il dolore. Ma è questa stessa visione della morte e di conseguenza della vita che ci imprigiona.La morte è parte integrante della vita.Nel momento stesso in cui nasciamo iniziamo a morire.La natura stessa degli esseri viventi implica la morte. Implica la morte, implica il dolore e non è cercando di evitare queste esperienze che vivremo meglio, ma è praticando l’accettazione che ci sentiremo davvero liberi. Poco importa cosa ognuno di noi creda sul post-mortem, ciò che conta è il nostro atteggiamento, è come noi stessi interpretiamo la vita, la morte e tutto ciò che ci capita. È il nostro atteggiamento la chiave per vivere una vita serena. Accettate la natura stessa della vita, accettate di poter sperimentare del dolore e accettate di poter entrare in contatto con la morte. Siete molto più forti di quanto immaginate e tutto questo non vi distruggerà se voi non lo permetterete. È solo praticando l’accettazione che troverete la libertà.

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