Il dolore cronico e le aspettative della società

Quando soffri di una patologia che comporta dolore cronico è necessario riconsiderare le proprie priorità, il proprio stile di vita, le proprie abitudini e il proprio ruolo.

Spesso vivere con un dolore cronico significa dover dedicare più tempo a se stessi, fare esercizio fisico ogni giorno, seguire una dieta specifica, ridurre al minimo gli stress, imparare a concedersi un adeguato riposo prevedendo tempi di recupero.

Tutto questo è tutt’altro che spiacevole: dopotutto stiamo parlando di mangiare bene, dormire e riposare adeguatamente, magari trascorrere più tempo in natura, ridurre le ore di lavoro.

Il problema è che si scontra con i meccanismi della società attuale che, soprattutto in Occidente, spingono verso l’individualismo, verso il raggiungimento di obiettivi sempre più elevati con ritmi incalzanti e tutt’altro che rilassanti. Tramite pubblicità, marketing e social media veniamo persuasi di avere bisogno di molto più di quello che crediamo per essere felici, spinti a competere sempre più con gli altri e con noi stessi per arrivare a degli standard di felicità che spesso rispecchiano solo “sicurezze materiali”. E una volta raggiunto, magari a fatica, un traguardo ecco che ci sentiamo subito insoddisfatti, infelici ed ecco insorgere un nuovo desiderio, una nuova spinta verso qualcosa di nuovo di materiale. Cosa indica questo secondo voi? Che probabilmente cerchiamo la felicità nei posti sbagliati.

Veniamo persuasi a dover migliorare sempre più. Perfetto, ma posso migliorare come persona senza necessariamente avere una casa da 120mq, un lavoro da 3mila euro a mese, vacanze costose e cene a volontà. Possiamo essere felici davvero con poco, iniziando da un semplice quanto complesso principio: sei proprio sicur@ di aver bisogno di tutto questo per essere felice?

Spesso barattiamo il nostro tempo per avere più soldi, spesso barattiamo la nostra felicità con un po’ di sicurezza. Ma la sicurezza davvero deriva dall’avere una casa o dal “posto fisso”?

Noi non siamo nati per vivere tra 4 mura di casa e 4 mura dell’ufficio in cui lavoriamo. Non siamo fatti per un mondo così artificiale. Come facciamo a essere felici e a sentirci soddisfatti in un mondo di plastica che non rispecchia la nostra natura?

Noi siamo esseri viventi, abbiamo bisogno della natura, abbiamo bisogno di trascorrere del tempo all’aperto e al sole, abbiamo bisogno di muoverci, di scoprire luoghi nuovi, di parlare con le persone, di ballare e cantare, di seguire i nostri ritmi naturali.

Smettila di correre dietro obiettivi che non sono i tuoi.

Crea la tua dimensione. Crea la tua mappa. Crea il tuo mondo.

Impara ad ascoltarti, cosa può renderti davvero felice?

Liberati dai condizionamenti di questa società così artefatta.

Liberati dai confronti con gli altri.

Pensa a te e a nessun altro.

Chi vuoi essere? Chi vuoi diventare?

Riscrivi le tue regole e impara a stare bene.

Noi con dolore cronico sicuramente abbiamo dei limiti. La verità è che tutti abbiamo dei limiti, chi più chi meno. Impara a riconoscerli e ad accettarli, e a muoverti entro tali confini.

TU PUOI ESSERE FELICE, LO PUOI ESSERE DAVVERO.

La risposta non è spingere sull’acceleratore per raggiungere ciò che “gli altri” posseggono o fanno.

La vera libertà consiste nel ridefinire e nel costruire autonomamente e sinceramente la propria gioia.

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