Cutting: se ti tagli non vale

L’adolescenza è una fase della vita estremamente complessa in quanto rappresenta il momento di transizione tra fanciullezza ed età adulta. In questa fase i genitori condividono con la casa un* piccol* adult* con sbalzi d’umore spesso evidenti, messa in discussione delle figure genitoriali e ricerca della propria identità ed indipendenza. In questa fase il rapporto con i pari diventa fondamentale nella vita dell’adolescente.

La complessità di questa fase di vita associata a una scarsa padronanza delle proprie emozioni conduce sempre più adolescenti all’autolesionismo. In particolare molto diffuso è il fenomeno del “cutting” ossia il procurarsi tagli sulla pelle.

Dei segni premonitori potrebbero essere rappresentati dalla presenza di importanti sbalzi d’umore con una abnorme rabbia o una forte apatia e desiderio di solitudine e inattività; dall’improvvisa vergogna nel mostrare parti del corpo (spogliarsi); dalla presenza di macchie di sangue su lenzuola, asciugamani e vestiti; dall’improvviso utilizzo di un abbigliamento coprente (magliette o felpe oversize, manicotti o polsiere, eccessivo utilizzo di bracciali, presenza di maniche lunghe anche quando il meteo non le giustifica, ecc…); dal chiudersi a chiave in una stanza trascorrendo molto tempo in essa (bagno o camera da letto); dalla presenza di lamette, taglierini, forbici, accendini nella stanza del* ragazz*. Queste sono solo indicazioni generali che non indicano necessariamente l’autolesionismo.

Ma perché così tanti adolescenti si tagliano?

La prima preoccupazione dei genitori è quella che possa indicare un forte desiderio di morire. In realtà spesso il cutting rappresenta esattamente l’opposto: il desiderio di vivere, di esistere, di manifestare/confermare la propria identità.

Le cause più frequenti sono le seguenti:

  • Contrastare la sofferenza emotiva e recuperare un senso di controllo: spesso il dolore emotivo è vissuto come troppo intenso e senza una fine, ci sentiamo in balia delle nostre emozioni, come se fossero loro a controllare noi. In questo senso procurarsi delle ferite fisiche implica il poter osservare il proprio dolore, rendendolo più controllabile.
  • Ribellione e affermazione della propria identità spesso in contrapposizione a quella dei propri genitori. Questo avviene sopratutto quando i genitori sono molto intrusivi e direttivi.
  • Attirare attenzioni ed esprimere un disagio
  • Conflittualità famigliare e non sentirsi compresi
  • Bassa autostima e senso di inadeguatezza, solitudine, rifiuto: in adolescenza il parere dei pari è importantissimo. Chi è vittima di bullismo, o viene isolato dai propri compagni oppure subisce un rifiuto (ad esempio la rottura di una relazione) potrebbe gestire la propria sofferenza con l’autolesionismo
  • Traumi, abusi o presenza di condizioni cliniche come la depressione, il disturbo bipolare, il disturbo ossessivo-compulsivo, ecc…
  • Pressione sociale: spesso un* ragazz* potrebbe essere spint* a provare il cutting su pressione di un* compagn* oppure tramite la frequentazione dei social network in cui spesso vengono pubblicati video, foto e “challange” sul tagliarsi o sul procurarsi dolore fisico. Incredibilmente fa moda.
  • Piacere: ricerche hanno dimostrato come il procurarsi delle ferite produca piacere e una sensazione di benessere a causa della stimolazione di alcuni ormoni.
  • Cutting come rinforzo positivo: Il problema è che nel breve termine il cutting funziona: abbassa l’ansia e il disagio emotivo, comunica e manifesta sofferenza, dona un senso di piacere. È per questo che rappresenta un rinforzo positivo, inducendo una reiterazione del gesto e una sua generalizzazione.

Oltre al cutting e quindi al gesto di tagliarsi la pelle, esistono altri modi in cui gli adolescenti si procurano dolore fisico: il bruciarsi la pelle con accendini o sigarette (“Burning”), il colpirsi ripetutamente soprattutto testa e petto, lo sbattere parti del corpo contro un muro, il graffiarsi, il tirarsi dei morsi o dei pizzicotti.

COSA FARE:

Se sei un genitore è importante NON GIUDICARE il/la propri* figli*. Molto probabilmente, se l’avete scopert* contro la sua voglia, proverà un forte senso di vergogna ed imbarazzo. Mostratevi aperti e disponibili a comprendere l’adolescente. Mostrate empatia: se vostr* figli* avesse già gli strumenti per gestire o comunicare il proprio malessere probabilmente non si taglierebbe. Per cui ascoltate e siate presenti, rendendovi disponibili al dialogo e all’accettazione in modo che vostr* figli* sappia che quando sarà pront* a parlarvi, voi sarete pronti ad accoglierl*. Eventualmente richiedete l’aiuto di un professionista.

Se sei un adolescente: sappi che è normale provare dolore e far fatica a gestirlo. Ci sono tanti adulti che peccano in questo e ricorrono ad altri tipi di comportamenti autodistruttivi per lo stesso scopo. Non c’è nulla di sbagliato in te e non c’è nulla di cui vergognarti. Tagliarti, nel breve termine ti aiuta, ti fa sentire meglio, ti rilassa, ma sul lungo periodo non ti fa progredire e non ti insegna come migliorare la tua situazione. Per cui prova a parlarne con i tuoi genitori, con i tuoi amici o con un professionista. Chiedere aiuto non significa essere deboli, ma indica solo il desiderio e la volontà di progredire e non restare fermi nel proprio dolore.

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