Vincere la paura del dolore

La convivenza con un disturbo caratterizzato da dolore cronico innesca una serie di pensieri, comportamenti ed emozioni che possono peggiorare l’andamento della patologia.

Un atteggiamento positivo verso il proprio disturbo genera pensieri ottimistici e la volontà per affrontare e vivere la propria vita nonostante il malessere cronico. Il modo in cui viene interpretata la propria malattia conduce la persona ad arrendersi oppure ad andare avanti con la propria vita, accettando il disturbo come parte di essa e non come la sua totalità.

La paura di soffrire genera pensieri, emozioni e comportamenti che possono ostacolare la quotidianità della persona con dolore cronico, pur in assenza di dolore. Nella mente della persona nascono ansie circa la propria condizione, si instilla la preoccupazione di riprovare quell’esperienza così dolorosa legata alla propria patologia. Il paziente si trova immerso nelle proprie paure, attraverso la ruminazione anticipa possibili disgrazie. Vi è la tendenza a interpretare la possibile esperienza dolorosa futura come profondamente minacciosa, come una condizione senza speranza in cui niente e nessuno può essere d’aiuto.

La paura del dolore genera delle distorsioni cognitive, le più frequenti sono le seguenti:

  • catastrofizzazione: la tendenza a esagerare le possibili minacce, che vengono vissute come delle certezze da cui non si può scappare
  • attenzione selettiva: l’attenzione è rivolta solo agli aspetti negativi di una circostanza
  • ragionamento emotivo: l’interpretazione di un evento in base alle emozioni esperite (“se provo ansia, vuol dire che sono realmente in pericolo”)
  • salto alle conclusioni: trarre conclusioni negative senza alcuna evidenza
  • ipergeneralizzazione: considerare un solo caso o pochi casi per trarre delle deduzioni generali (“se questo trattamento non ha avuto effetto, nessun altro lo avrà”).

Questi pensieri distorti conducono alla sperimentazione di ansia, paura, tristezza, rabbia. Tali emozioni portano la persona a chiudersi in se stessa, a temere qualsiasi situazione, convinta che qualcosa di orribile accadrà per certo. È così che il paziente con dolore cronico si trova a rinunciare alle uscite, alle occasioni di incontrare altre persone, lentamente abbandona i propri hobby, le proprie passioni, smette di fare sport o di andare in palestra, rinuncia alle gite fuori porta perché spaventato da ciò che potrebbe accadere lontano da casa. Pian piano si troverà sempre più solo, e percepirà un senso di solitudine e disperazione che continuerà a peggiorare la sua qualità di vita. Gradualmente smetterà anche di occuparsi della casa, di cucinare, di impegnarsi nella cura della propria persona. Se a questo associamo che spesso i pazienti con dolore cronico fanno molte assenze a lavoro fino a rinunciare completamente ad esso, a seconda della gravità della patologia, capiremo quanto la persona inizi a sentirsi davvero impotente e senza speranza. Si trova in una condizione di peggioramento discendente da cui non vede una via d’uscita. L’inibizione comportamentale e l’evitamento quindi peggiorano lo stato emotivo e di salute dell’individuo.

Come aiutare il paziente a superare la paura del dolore?

La terapia cognitivo-comportamentale nella sua forma più classica e l’ACT, una terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione, si sono rilevate estremamente utili per sostenere il paziente nell’abbandonare la paura del dolore e a non farsi più condizionare da essa.

Attraverso l’esposizione graduale, una tecnica attraverso cui il paziente affronta le situazioni temute gradualmente, partendo dalla meno temuta, il paziente riprende a svolgere attività che aveva abbandonato. L’ansia, raggiunto un picco, ha un naturale decadimento, per cui se il paziente riesce a tollerare una piccola dose di ansia e ad intraprendere l’azione temuta, avvertirà sempre meno ansia, fino a che sarà in grado di compiere le azioni un tempo evitate, senza troppi sforzi. Può essere utile l’utilizzo di tecniche di rilassamento e di tecniche immaginative. Queste ultime aiutano l’individuo a immaginarsi mentre è in situazioni ansiogene, imparando ad affrontarle prima in immaginazione e poi dal vivo, se l’ansia è troppo elevata. Le tecniche di rilassamento sono utili per avere uno strumento che aiuti il paziente ad abbassare i livelli d’ansia e a riconoscere le tensioni nel suo corpo e nella sua mente. Associando le tecniche di rilassamento a quelle di visualizzazione, potremo insegnare al paziente a tollerare il proprio dolore, aumentando la soglia di sopportabilità, e imparando a gestire l’esperienza dolorosa: dopotutto “il dolore non si può evitare, ma la sofferenza è opzionale” (Murakami Haruki).

Frequentemente è necessaria una pianificazione comportamentale, soprattutto per quei pazienti così terrorizzati da non riuscire neanche a cucinare, ad occuparsi della casa, ad andare a fare la spesa. Si tratta di quelle persone che hanno difficoltà a dormire e a rilassarsi, passano tutto il giorno chiusi in casa sul divano, con la paura che qualsiasi movimento possa procurargli dolore. È molto utile aiutare la persona ad organizzare pian piano le giornate, in modo da riempirle con attività sempre più “complesse”. Inoltre, suggerire al paziente di seguire una dieta bilanciata e di intraprendere dell’attività fisica, anche leggera, è molto vantaggioso per rinvigorire fisico e mente.

Un intervento di ristrutturazione cognitiva spesso è indispensabile in quanto le credenze distorte disturbano moltissimo la vita della persona. Un metodo per gestire emozioni e pensieri disturbanti deriva dall’applicazione dell’ACT, attraverso tecniche di mindfulness, defusione e accettazione. Imparare a non giudicare pensieri ed emozioni, guardando ad essi come qualcosa a cui noi scegliamo di dare o non dare importanza. Scopriremo che è possibile osservare scorrere i nostri pensieri spiacevoli, senza farci condizionare da essi. Scopriremo anche che le emozioni non fanno paura, ma che possiamo accettarle e fare spazio ad esse, senza che ci disturbino. Sempre tratto dall’ACT, il lavoro sui valori e sulle azioni efficaci è molto utile: il paziente imparerà a capire quali sono le sue priorità, cosa è davvero importante per lui e ad impegnarsi in tale direzione. In questo modo potrà avere una vita ricca, piena e significativa, senza dispersione di risorse.

In conclusione, la paura del dolore può esacerbare i disturbi caratterizzati dalla presenza di dolore cronico, peggiorando la qualità di vita del paziente. È necessario intervenire con una terapia di matrice psicologica, che accompagni la terapia farmacologica, in modo da sostenere la persona nello sviluppo di un atteggiamento positivo, che lo aiuti a vivere la sua vita pienamente nonostante il suo disturbo.

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