Terapia Cognitivo-comportamentale per la Fibromialgia

Una vignetta di Mimi Butlin per Cosmopolitan

La fibromialgia o Sindrome fibromialgica è una condizione che interessa tra l’1,5 e i 2 milioni di italiani, con una predominanza femminile. Si tratta di una sindrome caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico diffuso, associato a tensioni, rigidità muscolare, disturbi del sonno, disturbi gastrointestinali, affaticabilità. I sintomi possono essere numerosi e pesare gravemente sulla vita del paziente.

Nella Sindrome Fibromialgica gli stimoli dolorosi sono processati in modo abnorme dal cervello, causando una bassissima tolleranza al dolore e una ipersensibilità agli stimoli. Per quanto il dolore sia diffuso in tutto il corpo, ci sono dei punti in cui è più intenso: spalle, ginocchia, gomiti, collo, petto, schiena, cervicale. Questi punti sono definiti “Tender points”. È da questi che si diffonde il dolore. La fibromialgia è anche considerata una forma di reumatismo dei tessuti molli. Tale dicitura indica la localizzazione del dolore nei muscoli, nei legamenti e nei tendini.

Che tipo di dolore avverte il paziente?

Il paziente può sperimentare sensazioni di bruciore, rigidità (soprattutto al mattino), contratture e/o spasmi muscolari, debolezza negli arti inferiori, gonfiore nelle mani, nei piedi o negli arti, tensioni, parestesie (formicolio), dolore mandibolare, dolore nelle articolazioni, dolore al torace. A questi sintomi si associano una serie di condizioni che riguardano l’apparato digestivo e urinario: dolori addominali, disturbi gastrointestinali, nausea, sindrome del colon irritabile (alternanza di stipsi e diarrea), costipazione, presenza di gas nello stomaco, spasmi vescicali che portano a urinare spesso, bruciore durante la minzione. Inoltre le alterazioni ormonali provocano dei sintomi nell’apparato riproduttivo, soprattutto nelle donne: mestruazioni particolarmente dolorose, dolore pelvico, dolore cronico vulvare, menopausa prematura. Le alterazioni nei neurotrasmettitori causano una bassa tolleranza al dolore, emicrania, vertigini, svenimenti, una maggiore sensibilità alle condizioni atmosferiche, ai livelli di umidità, alla temperatura, agli odori, alla luce e ai rumori.

Un altro aspetto importantissimo nella fibromialgia è l’affaticabilità e la stanchezza percepita. Spesso, infatti la sindrome da fatica cronica è associata alla fibromialgia e viceversa. La fatica cronica è sicuramente alimentata dai disturbi del sonno, molto frequenti nella sindrome fibromialgica. In particolar modo il paziente non ha difficoltà nell’addormentarsi, ma soffre di risvegli notturni continui che disturbano la qualità del sonno, con la conseguenza di non riuscire ad avere un sonno ristoratore e di sentirsi sempre stanchi, assonati, confusi, disorientati e con notevoli difficoltà di concentrazione. Alle volte si associano condizioni quali l’apnea notturna, la sindrome delle gambe senza riposo, l’insonnia.

Ai sintomi fisici si associano i sintomi cognitivi che aggravano e vengono aggravati dai primi. Esiste una reazione circolare tra sintomi somatici ed elaborazione cognitiva, le due sfere si influenzano continuamente, peggiorando il decorso della patologia. In particolare il “fibro fog” o “brain fog” (tradotto: annebbiamento mentale) è uno dei sintomi più pervasivi della fibromialgia. Gli aspetti cognitivi della fibromialgia riguardano la confusione mentale, la difficoltà di concentrazione, perdita di memoria, difficoltà di comprensione, difficoltà nell’orientamento spaziale e nell’elaborazione verbale, difficoltà nel processare informazioni e nell’elaborazione mentale. Infine, la fibromialgia è spesso connessa a disturbi d’ansia, attacchi di panico, depressione, irritabilità, difficoltà nel riconoscimento e nell’elaborazione delle emozioni, alterazioni nel tono dell’umore.

Per comprendere le cause della fibromialgia occorre prendere in considerazione il modello biopsicosociale di Engel, per cui si intersecano fattori biologici, fattori psicologici e fattori sociali nell’insorgenza di un disturbo.

Per quanto riguarda le condizioni biologiche sembra che il sistema nervoso centrale risponda in modo abnorme agli stimoli dolorosi, causando una scarsa tolleranza al dolore e una fortissima sensibilità a stimoli relativamente innocui. Osservando il grafico di seguito possiamo notare come uno stimolo, anche di bassa intensità provochi una risposta cerebrale abnorme: in condizione di iperalgesia il dolore è avvertito prima e con maggiore intensità rispetto a una condizione normotipica.


Immagine tratta dall’articolo scientifico “Psychological impact of fibromyalgia: current perspective” di Galvez-Sanchez, Duschek, del Paso, (2019).

Inoltre vi sono alterazioni a livello ormonale, neurotrasmettitoriale e metabolico. In particolare i pazienti fibromialgici presentano bassi livelli di serotonina, che possono provocare disturbi del sonno, dell’umore, dell’intestino ed emicrania. Anche i livelli di melatonina sono inferiori rispetto alla norma. Bassi livelli di norepinefrina e di dopamina conducono alla difficoltà di concentrazione, all’apatia, alla depressione e ad alterazioni nella coordinazione motoria, con tremori e dolore muscolare. Anche i livelli di GABA, glutammato e cortisolo sono alterati, rendendo difficile la risposta allo stress e al dolore cronico. La produzione di cortisolo è inappropriata a causa di una anomala risposta dell’ipotalamo, dell’ipofisi e della ghiandola surrenale. Inoltre il riflesso barocettivo, responsabile del mantenimento della pressione sanguigna a un livello costante, è alterato per cui sia il battito cardiaco che la pressione sanguigna ne risentono. Tutto ciò rende il corpo meno capace di affrontare gli stressors in modo adeguato, e quindi impedisce di attivare delle adeguate risorse di coping.

Per quanto riguarda i fattori sociali degli eventi di vita stressanti, eventi traumatici, genitori maltrattanti, deprivanti o trascuranti possono provocare una vulnerabilità alla malattia. Inoltre, condizioni mediche, lesioni, politraumi, infezioni o altri disturbi possono concorrere allo sviluppo della sindrome.

La sindrome fibromialgica è connessa spesso a traumi subiti durante l’infanzia: maltrattamenti, abusi sessuali, violenza, deprivazione, negligenza e trascuratezza da parte dei genitori. Esperienze di vita stressanti associate a deficit a livello neuronale nella gestione e nella risposta dello stress, provoca una risposta disfunzionale e spesso una mancata elaborazione dei traumi subiti.

Per quanto riguarda i fattori psicologici sembra che la sindrome fibromialgica sia aggravata da cognizioni distorte e disfunzionali, soprattutto dalla tendenza alla catastrofizzazione e alla ruminazione. Inoltre sono presenti spesso disturbi psicologici quali ansia, attacchi di panico, depressione, disturbo bipolare, alessitimia, rabbia, sintomi ossessivi-compulsivi. La persona con fibromialgia può sperimentare ansia, tristezza, rabbia, sensi di colpa e di inadeguatezza. Infatti la visione di se stessi, l’autostima e l’autoefficacia, sono profondamente negativi. La vita sociale, relazionale, lavorativa è profondamente influenzata dalla fibromialgia, che implica una rielaborazione della propria identità e del proprio ruolo. Spesso il disturbo in questione porta la persona a inibire i propri comportamenti e le proprie attività, ad assentarsi dal lavoro, a rinunciare a uscite e occasioni sociali, sia per il dolore percepito sia per la paura di provare dolore. Se a questo aggiungiamo la difficoltà di diagnosi della fibromialgia, avremo come risultato che il paziente avverte di non essere compreso, si sente solo ed isolato, spesso in imbarazzo riguardo la sua condizione.

È stato rilevato che il tasso di comportamenti suicidari è elevato in pazienti con fibromialgia, sopratutto se è associata l’emicrania.

La sindrome fibromialgica può associarsi a disturbi di personalità: disturbo borderline, disturbo evitante, disturbo istrionico. Per quanto riguarda i tratti di personalità coinvolti essi sono: il perfezionismo, l’alessitimia, il nevroticismo, lo psicoticismo e l’evitamento.

Vorrei sottolineare un problema che affligge spesso pazienti fibromialgici, soprattutto di sesso femminile: le disfunzioni a livello sessuale e riproduttivo come un calo nel desiderio sessuale, l’avversione per il sesso, disturbi dell’orgasmo, vaginismo e dispaurenia. I sintomi tipici della fibromialgia (dolore cronico, stanchezza, disturbi del sonno, emicrania, ipersensibilità e intolleranza a stimoli tattili) associati a sintomi psicologici, come ansia e depressione, a una negativa immagine di sé e del proprio corpo, percepito spesso come un corpo malato e difettoso, i disturbi dei muscoli pelvici e l’abbassamento della lubrificazione, provocano le disfunzioni a livello sessuale. Per superare tali problematiche occorre un approccio multidisciplinare al problema, che associ a una terapia medica una terapia psicoterapeutica. Per i disturbi sessuali la terapia maggiormente indicata è la terapia cognitivo-comportamentale, ma vi parlerò di questo argomento in un altro articolo.

Cosa può fare la terapia cognitivo-comportamentale per i pazienti con fibromialgia?

Come abbiamo visto la sindrome fibromialgica si compone di molti aspetti diversi tra loro, per cui è impossibile pensare che un approccio esclusivamente medico possa essere risolutivo. Sempre più studi e ricerche dimostrano come la terapia cognitivo-comportamentale sia efficace per il trattamento dei sintomi cognitivi, emotivi e comportamentali tipici della fibromialgia.

Pazienti con dolore cronico tendono a ridurre i propri comportamenti e le proprie attività e le occasioni sociali. Questo non fa altro che aumentare la loro sensazione di isolamento, solitudine e aumenta l’ansia e la tristezza. L’inibizione comportamentale conduce il paziente a bloccarsi nella propria situazione di vita, con la tendenza a rimuginare sulle sue problematiche e a farsi risucchiare da esse in una spirale di rabbia, tristezza, angoscia, paura e imbarazzo. È importante lavorare parallelamente su questi punti: l’attivazione comportamentale e la ristrutturazione cognitiva. Quando il paziente inizia a riattivarsi si notano dei miglioramenti a livello generale: innanzitutto diminuisce la ruminazione e aumenta il senso di autoefficacia. È importante superare la paura del dolore, accettando il rischio che è possibile tornare a stare male, ma senza che questa condizione limiti la propria vita. Suggerire dell’esercizio fisico leggero è importante sia per riattivare il proprio corpo, sia per aumentare il benessere emotivo e la soddisfazione percepita. È fondamentale lavorare sulle credenze e sulle convinzioni distorte: pensare che tutto andrà sempre peggio, che non c’è soluzione, che si è un fallimento, non aiuta la persona a sentirsi meglio, anzi amplifica lo stress e il dolore percepito. Ancora una volta cognizioni, emozioni e comportamenti si influenzano reciprocamente. Le tecniche di rilassamento e di immaginazione sono fondamentali nel trattamento della fibromialgia: il paziente impara a rilassare il proprio corpo, a sciogliere le tensioni, ad abbassare i livelli d’ansia, di rabbia e tristezza, concedendosi un momento di pace e sollievo dalle ruminazioni quotidiane.

Una terapia cognitivo-comportamentale di terza generazione, l’ACT (Acceptance and Commitment Therapy), è risultata essere estremamente utile per aiutare i pazienti con fibromialgia. Apprendere tecniche di mindfulness aiuta il paziente a guardare la propria mente e la propria vita da un altra prospettiva. L’attenzione non giudicante, la concentrazione sul momento presente, il lasciar andare pensieri ed emozioni disturbanti, conduce la persona a sviluppare nuove abilità per affrontare la sua condizione di vita. Inoltre il lavoro sui valori e sulle azioni efficaci è utile per ridonare alla persona la propria vita e la propria motivazione.

Occorre sostenere la persona nel superamento e nell’elaborazione di eventuali traumi. È importante che il paziente apprenda a gestire ed elaborare le proprie emozioni, alle volte un lavoro sull’assertività può rivelarsi decisamente utile. Inoltre bisogna aiutare il paziente a ripensare a se stesso e alla propria identità, e quindi ad aumentare la propria autostima ed autoefficacia.

In conclusione, la sindrome fibromialgica è una condizione che affligge milioni di persone. Il suo impatto sulla vita delle persone che ne sono affette è devastante: peggiora la qualità di vita, attraverso il dolore cronico, la stanchezza continua, i disturbi del sonno, i disturbi gastrointestinali e a causa di disordini nella sfera cognitiva, emotiva ed affettiva. È proprio per questo che occorre un approccio multidisciplinare che accanto a una terapia medica associ una terapia psicologica. In questo senso la terapia cognitivo-comportamentale si è dimostrata la più efficace, tant’è vero che in molti ospedali vengono adottati dei programmi di matrice cognitivo-comportamentale per sostenere i pazienti con fibromialgia.

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