
Nell’articolo precedente abbiamo visto quali sono le cause più frequenti dei comportamenti problematici. In questa trattazione ci occuperemo di come osservare e studiare un comportamento problema.
Per leggere l’articolo sulle cause più frequenti dei comportamenti problema clicca qui:https://psicologaangelaperrone.art.blog/2020/05/12/possibili-cause-dei-comportamenti-problematici-in-eta-evolutiva/
Registrare un comportamento problema
Un comportamento ha determinate caratteristiche di cui occorre tener conto quando lo si va a studiare:
- Topografia: la forma si un comportamento e cioè la descrizione degli specifici movimenti coinvolti nel suo svolgimento.
- Quantità: frequenza e durata. La frequenza si riferisce al numero di volte in cui il comportamento si verifica in un determinato intervallo di tempo; la durata si riferisce al tempo in cui si protrae un determinato comportamento.
- Intensità: la forza di un determinato comportamento (ad esempio il volume della voce può essere misurato in decibel).
- Latenza: il tempo che intercorre tra uno stimolo e l’inizio di una risposta (ad esempio alla richiesta del genitore di sistemare la propria camera, il bambino impiega mezz’ora prima di iniziare).
Quando andiamo a studiare un comportamento, accanto a queste caratteristiche occorre valutare gli stimoli che precedono il comportamento e che lo seguono, faremo quindi un’analisi funzionale:
- Antecedenti: quali stimoli precedono il comportamento? Cosa lo provoca? Quale contesto? Quali elementi dell’ambiente?
- Conseguenze: quali stimoli seguono il comportamento? Quali vantaggi ottiene il soggetto? Cosa lo rinforza?
Osservare queste caratteristiche è difficile per un non esperto del settore, ma esistono degli strumenti in grado di agevolare l’osservazione, come le check list, e delle modalità diverse in cui è possibile osservare in modo strutturato ed efficace. Ad esempio dedicare un intervallo di tempo definito all’interno della giornata per osservare semplicemente il bambino. Spesso è importante che le osservazioni vengano effettuate sia a casa che a scuola, nei contesti di vita naturali del bambino. Inoltre è consigliato far condurre le osservazioni da persone diverse, in modo da renderle più accurate.
Facciamo un esempio: le insegnanti di scuola elementare lamentano un atteggiamento del bambino come parecchio disturbante. Vediamo come è possibile procedere.
- Innanzitutto occorre specificare il comportamento da indagare. Quali elementi compongono l’atteggiamento disturbante del bambino? Detto in altri termini, in che senso il bambino disturba la lezione? Quali comportamenti specifici mette in atto? Si alza spesso dalla sedia? Urla? Disturba i compagni? Disturba l’insegnante? Corre per la classe? Occorre descrive DETTAGLIATAMENTE i comportamenti specifici messi in atto dal bambino.
- Una volta descritti i comportamenti nello specifico, occorre misurarli: scegliamo un intervallo di tempo nella giornata in cui osservare il comportamento del bambino. Ad esempio l’insegnante osserverà il bambino per un intervallo di mezz’ora ogni due ore di lezione. Se l’osservatore è esterno l’osservazione sarà ovviamente più efficace e sarà possibile effettuarla per un tempo più lungo e in modo più accurato. Seguendo l’esempio, poniamo il caso in cui sono stati definiti tre comportamenti problema: il bambino si alza dalla propria sedia, urla durante le lezioni e infastidisce i compagni lanciandoli palline di carta. L’osservatore verrà dotato di un’apposita scheda di registrazione dati in cui segnerà quante volte il bambino si lascia andare a certi atteggiamenti e per quanto tempo.
- Sarà possibile osservare anche gli stimoli che elicitano determinati atteggiamenti. Cosa sembra provocare il bambino? Quali elementi lo precedono? Con quale intensità si dedica a tali comportamenti?
- Ed è molto importante comprendere quali sono le conseguenze. Cosa segue il comportamento? Cosa cerca di ottenere il bambino? Ha dei vantaggi? Continuando il nostro esempio potremo individuare che, ogni volta che c’è la lezione di matematica il bambino si alza dalla sedia, che ogni volta che l’insegnante fa una domanda alla classe e un altro bambino risponde correttamente, il nostro soggetto di studio tende ad urlare e a prendere di mira il compagno lanciandogli palline. L’insegnante, stanca di questo atteggiamento, decide di farlo uscire dalla classe oppure di posizionarlo con il banco in fondo alla classe, escludendolo completamente dalla lezione e dalle probabili interrogazioni. Potremmo ipotizzare quindi che il bambino riceve un vantaggio dal suo atteggiamento: non fare i compiti e non studiare. Questo è solo un esempio, necessario a illustrare le modalità in cui studiare un comportamento.