Possibili cause dei comportamenti problematici in età evolutiva

Cosa si intende per comportamento problema?

Un comportamento problema è un comportamento non funzionale, rigido, nocivo per il soggetto che lo intraprende o per chi lo circonda e che impedisce un sano sviluppo evolutivo.

Vediamo insieme qualche esempio:

  • Sbattere la testa contro il muro
  • Masturbazione compulsiva
  • Spaccare, lanciare per aria e prendere a calci oggetti e mobili
  • Autolesionismo
  • Mordere o picchiare i compagni di gioco
  • Sfarfallare con le mani e battere i piedi

Gli esempi sarebbero davvero numerosi, in genere riguardano tutti quei comportamenti autolesivi, aggressivi verso gli altri o l’ambiente, rigidi e non funzionali.

Il primo passo per ridurre o eliminare un comportamento problema consiste nel comprenderne le cause. Perchè il bambino mette in atto quel comportamento? Qual’è il vantaggio? Cosa lo provoca? Cosa lo rinforza? Perchè si mantiene nel tempo? Che funzione ha?

Le principali cause dei comportamenti problematici:

  • Rinforzo sociale. Come abbiamo detto nell’articolo sui rinforzi (al seguente link:https://psicologaangelaperrone.art.blog/2020/04/29/come-utilizzare-i-rinforzi/), il rinforzo più potente e più difficile da estinguere è rappresentato dall’attenzione sociale. Infatti spesso i comportamenti problema si mantengono a causa del fatto che attirano l’attenzione dei propri pari e degli adulti. Pensiamo a un bambino che disturba la classe durante le lezioni: l’insegnante sarà portato a interrompere la lezione per rimproverarlo, o per ammornirlo. Ma così facendo sta dando importanza a quel comportamento, con la conseguenza di renderlo più probabile.
  • Ottenere ciò che si desidera. Alle volte i bambini comprendono che mettere in atto dei comportamenti problematici può fargli ottenere ciò che desiderano. Ricordate l’esempio del bambino che fa i capricci per ottenere qualcosa dai genitori? Spesso i genitori tendono ad accontentare il bambino pur di non ascoltare più i suoi capricci. Così facendo però si ottiene un rinforzo di quel comportamento rendendo più probabile l’espressione dei capricci ogni qual volta il bambino vorrà ottenere qualcosa.
  • Auto-stimolazione sensoriale. I comportamenti possono essere rinforzati da una stimolazione sensoriale: quando ad esempio ci grattiamo la pelle o ci massaggiamo una parte del corpo otteniamo una piacevole sensazione auto-stimolatoria. Nel caso dei comportamenti problematici questi possono trasformarsi in stereotipie dovute all’effetto piacevole ottenuto. Pensiamo alla sfera dell’autismo: sono molto frequenti le stereotipie come il girare su se stessi osservando un punto in alto. Se provassimo a farlo noteremmo che la stimolazione ottenuta in effetti è piacevole, ma è disfunzionale, sopratutto quando si ricorre a tali stimolazioni in modo rigido e stereotipato. Altri esempi solo il dondolare con il corpo, il fissare una fonte di luce muovendo la mano ripetutamente e purtroppo anche comportamenti autolesivi come graffiarsi fino a tagliarsi la pelle.
  • Conseguenze ambienti NON sociali. Il rinforzo in questo caso riguarda l’effetto prodotto sull’ambiente esterno: battere continuamente un oggetto contro l’altro potrebbe produrre un effetto piacevole per il bambino, lanciare oggetti o lasciare scorrere l’acqua producono effetti interessanti per i bambini.
  • Eliminazione di stimoli aversivi. Ricadono in questa categoria i comportamenti funzionali ad evitare un compito spiacevole. Ad esempio un bambino ha imparato che urlando di fronte alle richieste di un compito, l’adulto lo lascerà in pace.
  • Associazione a stimoli neutri. Soprattutto nei casi di portatori di handicap, può essersi creata un’associazione tra uno stimolo apparentemente neutro e una reazione problematica da parte del soggetto. Ad esempio alcune persone reagiscono con urla sentendo una canzone di “buon compleanno”. Riconosciamo i comportamenti appartenenti a questa categoria quando non sembrano esserci delle conseguenze che rinforzano il comportamento, e quando quest’ultimo appare in modo involontario da parte del soggetto.

Come possiamo comprendere le cause del comportamento problematico?

Esistono degli strumenti standardizzati utili a questo scopo, ma il metodo più efficace e alla portata di genitori e insegnanti, è sicuramente l’osservazione.

L’osservazione va condotta facendo attenzione agli stimoli che precedono il comportamento e che quindi sono in grado di stimolarlo, e agli stimoli che lo seguono e che quindi lo rinforzano. Come abbiamo detto prima un comportamento spesso ha una funzione comunicativa: pensiamo ai neonati che non sapendo parlare, quando hanno un bisogno piangono. È la stessa situazione in cui può trovarsi un bambino più grande o un soggetto portatore di handicap, che non riuscendo a esprimere verbalmente il suo fastidio, la sua richiesta, tende a comunicare attraverso il comportamento.

Se notiamo che nostro figlio, che a casa è tranquillo, educato, non dice mai parolacce, quando è con i compagni di classe si lascia andare a insulti, parolacce, sputi, comportamenti devianti, potremmo immaginare che riceva un rinforzo, spesso rappresentano dall’attenzione dei compagni.

Se notiamo che, nel momento in cui ci dedichiamo al nostro lavoro in casa, nostro figlio inizia a piangere e a fare disastri (lanciare oggetti, saltare sul divano, correre), probabilmente vuol dire che desidera richiamare la nostra attenzione.

Se notiamo che il nostro bambino, senza apparente motivo, si diverte a far cadere oggi dal tavolo, potremmo pensare che tragga un piacere sensoriale.

Se ogni volta che va in onda una determinata pubblicità nostro figlio inizia ad urlare e a battere i pugni sul tavolo, probabilmente significa che quella pubblicità elicita in lui determinate reazioni emotive.

Il trattamento dei comportamenti problematici deve seguire la fase valutativa: occorre una descrizione accurata e specifica del comportamento e delle sue cause, prima di procedere alla sua riduzione o eliminazione.

Nei prossimi articoli vedremo come studiare un comportamento problematico e come trattarlo.

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