
La situazione Coronavirus ci ha proiettato in uno scenario inverosimile. Abituati alla nostra routine di lavoro, scuola, rapporti sociali, uscite siamo stati stravolti dalla pandemia e dall’applicazione dei decreti con norme che ci hanno costretto in una situazione di isolamento. Alcuni continuano a lavorare con tutti i rischi del caso e adottando le misure preventive non sempre facili da attuare e da far rispettare al prossimo: non solo l’utilizzo di mascherine e guanti, ma anche le file dinanzi ai negozi, l’obbligo della distanza interpersonale, il divieto di toccare e manipolare la merce nei negozi e così via. Altri hanno subito una ricollocazione, e si sono visti trasformare il loro lavoro in smart working: un lavoro da casa, appiccicati al pc e al telefono, con tutti i guai che porta! Dolori muscolari, fastidio alla vista, stress nell’uso della tecnologia. Non tutti siamo avvezzi all’utilizzo di internet e personal computer, non tutti abbiamo a casa dei supporti tecnologici adeguati e funzionanti. In pochi mesi molti di noi hanno dovuto reimparare il proprio lavoro e reinventarsi. Altri ancora hanno perso la propria occupazione, si sono ritrovati disoccupati o in cassa integrazione, con un mutuo o un affitto da pagare, le bollette da versare e una famiglia da mantenere. I sussidi dello Stato sono limitati e carenti, la cassa integrazione fatica ad arrivare. Molte persone si sono ritrovate a chiedere aiuto per soddisfare i bisogni fondamentali, e quindi la nutrizione e l’avere un tetto sulla testa. Altri ancora hanno subito tutta la malvagità di questo virus che gli ha portato via dei cari, o che gli ha costretti a letto o in ospedale per periodi di tempo più o meno lunghi.
È difficile pensare alla salute psicologica nei casi più estremi. Pensiamo a una famiglia in cui ci si trova improvvisamente senza lavoro, con scarse possibilità di trovarne uno nuovo, e con bisogni fondamentali da soddisfare per la propria sopravvivenza. Posso ben immaginare quanto sia difficile, eppure la salute mentale è intrisicamente connessa con il resto: sono le nostre risorse psicologiche a supportarci nell’affrontare eventi di vita difficili.
In questa trattazione ci occuperemo dello stress sperimentato dai bambini di fronte a questa crisi globale. Molti mi hanno scritto preoccupati perché hanno riscontrato segni di disagio nei propri bambini: i più piccoli, abituati a frequentare il nido o la materna, si sono ritrovati in casa, con dei genitori stressati o impegnati nel lavoro a distanza e che quindi faticano a dedicargli del tempo. Con l’impossibilità di vedere le maestre, gli amici, i nonni e i parenti, e con la condivisione di spazi, spesso ristretti, con genitori e fratelli. Dopotutto è diverso vivere la quarantena in una casa con giardino o in un bilocale (se non monolocale) con tutta la famiglia al seguito. I segni di disagio riscontrati sono irritabilità, labilità dell’umore, disturbi del sonno e dell’alimentazione, manifestazioni di rabbia.
In età scolare la situazione è peggiorata dall’avvio delle lezioni a distanza, che se hanno il pregio di mantenere un contatto con le insegnanti e con l’apprendimento, non viene vissuto da tutte le famiglie in ugual modo. Pensiamo alle famiglie che non hanno un computer, non hanno un tablet, non hanno una stampante, non hanno uno smartphone di ultima generazione e che non possono acquistarli sia perché i negozi di elettronica sono rimasti chiusi per quasi 2 mesi sia per problemi economici: dopotutto è più importante fare la spesa che comprare un tablet! Pensiamo a quelle famiglie che non hanno internet, o che non hanno una connessione veloce. Pensiamo al disagio della famiglia di non riuscire a connettersi come magari riescono altre famiglie. Pensiamo alle espressioni di rabbia e nervosismo quando ci si sforza di partecipare a queste lezioni ma non ci si riesce. O alla difficoltà di ritagliarsi del tempo per affiancare il proprio bambino nell’espletamento di questi doveri. Famiglie di questo tipo hanno riportato vissuti di rabbia e impotenza, disagio. Hanno riportato dei sintomi di stress nei loro bambini: la fobia di uscire di casa per la paura di ammalarsi, manifestazioni di rabbia, urla e capricci, segnali di nervosismo, come il mangiarsi le unghie, il stuzzicarsi i capelli. E ancora difficoltà nel sonno, disturbi dell’alimentazione, dolori e tensioni a livello fisico. Non tutti stiamo vivendo la quarantena allo stesso modo, c’è chi si lamenta perché non può uscire di casa e c’è chi si vede minati i propri bisogni fondamentali. In questo scenario così stressante come possiamo aspettarci che i nostri bambini non ne risentano? E cosa possiamo fare per aiutarli?
I suggerimenti qui di seguito sono specifici per il periodo del coronavirus, per suggerimenti più generici leggi qui:https://psicologaangelaperrone.art.blog/2020/04/28/stress-in-eta-evolutiva-come-sostenere-la-resilienza-e-le-abilita-di-coping-nei-nostri-figli/
- Spiega al tuo bambino cos’è il coronavirus, cosa comporta e quali comportamenti di prevenzione e di protezione mettere in atto. Usa un linguaggio e una modalità adatta al tuo bambino, alla sua età e al suo sviluppo.
- Trasmettigli l’idea che non è in pericolo, che è al sicuro, che ci sono dei modi per proteggersi e che la situazione è sotto controllo. Non rimandargli l’idea di una tragedia senza fine, che non è possibile combattere.
- Invitalo a porti domande e a chiedere aiuto se ne ha bisogno.
- Crea un luogo sicuro per il tuo bambino, insegnali dei modi per rilassarsi e abbassare la tensione.
- Controlla le notizie che giungono al tuo bambino! Non lasciare la tv accesa tutto il giorno che trasmette notizie sui morti e sugli ammalati per coronavirus, non fa bene né a te né a tuo figlio.
- Crea una routine: imposta una routine che impegni il tuo bambino durante tutta la giornata, che lo stimoli e lo tenga impegnato ma sopratutto crea una giornata che lui possa prevedere con facilità.
- Gioca con lui e trascorri del tempo di qualità in sua compagnia. Usa la creatività, inventa dei giochi, e stimolalo nella ricerca di nuove attività che è possibile fare insieme in casa.
- Invitalo a concentrarsi sugli aspetti positivi della quarantena!
- Mantieni delle relazioni sociali con parenti e amici attraverso videochiamate.
- Esci, per quanto possibile, anche per una semplice passeggiata nei dintorni del tuo palazzo. Dal 4 maggio sarà possibile fare attività fisica all’aperto, prova a coinvolgere tuo figlio, anche iniziando da pochi minuti al giorno.
- Tu sei il suo modello. Adotta un atteggiamento positivo e ottimistico, trasmettigli delle sensazioni di serenità e benessere.
- Se ci sono dei problemi che ti rendono triste e di cattivo umore e non riesci ad adottare un atteggiamento positivo, spiega al tuo bambino il motivo per cui ti senti così, in modo semplice, ma cerca di rimandargli l’idea che tutto si sistemerà e che lui è al sicuro.
- Se vivi con disagio le lezioni a distanza parlane con le insegnanti e cercate insieme un modo più efficace per gestire la situazione scolastica.