
La fobia sociale può essere presente anche in età evolutiva, manifestandosi in modo diverso a seconda dell’età. È essenziale riconoscere il disagio del bambino/ragazzo e intervenire il prima possibile per sostenere la sua crescita nel modo più efficace possibile.
In età prescolare il bambino potrebbe manifestare paura per le novità, irritabilità, pianto o lamento, rifiuto di parlare e comportamenti di freezing (immobilità) o aggrappamento alla figura d’attaccamento.
In età scolare i sintomi riportati sono:
- paura di leggere ad alta voce o di rispondere alle domande in classe
- paura di parlare sia con gli altri bambini sia con gli adulti
- paura di esibirsi in attività musicali o sportive
- paura di mangiare dinanzi ad altre persone
- paura di ricevere visite presso la propria casa
- preoccupazione eccessiva per il giudizio degli altri
- rifiuto di partecipare ad attività sia a scuola che all’esterno
- sintomi fisici come mal di testa, mal di stomaco e nausea.
Nell’adolescenza i sintomi più frequenti sono:
Temperamento: timidezza, introversione, esitazione, passività, concentrazione su pensieri e sensazioni negative, paura eccessiva di essere umiliato. Il ragazzo può inoltre presentare segnali comportamentali di imbarazzo con una postura ripiegata su di se, testa bassa, segnali di nervosismo come mangiarsi le unghie o stuzzicarsi i capelli.
Comportamento a scuola:
- scarse prestazioni scolastiche
- non interviene in classe
- evita i compagni di classe al di fuori della scuola
- paura di parlare in pubblico e di esibirsi in performance musicali o sportive
- paura di essere al centro dell’attenzione
- tende a isolarsi durante la ricreazione
- ha paura di chiedere l’aiuto degli insegnanti o degli altri compagni
- può rifiutarsi di andare a scuola
Comportamento con i pari:
- non si sente a suo agio nel gruppo
- ha pochi amici
- ha paura di iniziare e di partecipare alle conversazioni
- ha paura di chiedere ai coetanei di uscire
- ha paura di telefonare ai pari
- evita il contatto oculare
- ha un tono di voce basso o inadeguato
- è sempre ai margini del gruppo
- parla poco di sé.
Comportamento fuori dall’ambiente scolastico: anche al di fuori della scuola il ragazzo ha difficoltà nelle interazioni sociali, manifestando disagio nel comunicare con adulti o con coetanei, ansia nell’effettuare chiamate, nel chiedere informazioni per strada o presso dei negozi, disagio nel mangiare in pubblico, e ansia per tutte le attività che lo espongono all’attenzione altrui.
Cause
Come per l’età adulta i fattori che concorrono allo sviluppo di un disturbo d’ansia sociale in età evolutiva riguardano più aspetti: fattori genetici, biologici, ambientali, culturali. I bambini possono essere biologicamente predisposti a provare maggiore ansia nelle situazioni sociali. A questi fattori spesso si sovrappongono fattori ambientali come il vivere eventi stressanti o traumatici: avere dei genitori ansiosi, iperprotettivi o al contrario molto giudicanti, l’essere vittima di bullismo a scuola, avere degli insegnanti rigidi e autoritari. A tal proposito, alcuni insegnanti favoriscono l’insorgenza di atti di bullismo nella propria classe o di isolamento e di marginalizzazione di una persona attraverso stili decisamente non educativi: ad esempio il forzare il bambino ansioso a leggere ad alta voce, il sottolineare il suo imbarazzo e le sue scarse abilità sociali con interventi del tipo “Ma devi alzare la voce! Non ti sento! Insomma alza la voce!”, “Sei tutto rosso!!”. Anche l’abitudine di leggere il compito migliore della classe e quello peggiore è assolutamente non educativa e provoca gravi disagi negli alunni.
Per quanto riguarda i genitori, anch’essi possono essere molto ansiosi, avere pochi amici, mostrare loro in primis imbarazzo in situazioni sociali o evitamento. Oppure possono essere estremamente giudicanti verso il figlio, rimandandogli l’idea di non essere una persona capace e ponendo una grande attenzione agli aspetti deficitari del bambino piuttosto che evidenziare le sue qualità positive. Interventi come “Perchè non vai a giocare con i tuoi amici? Sei l’unico bambino che non esce mai! Non hai amici! Guarda tutti gli altri come si divertono! Sei proprio strano” oppure possono far vivere al bambino pressioni in situazioni sociali: “Non ti vestire così, sei ridicolo! Cosa penseranno gli altri” “Se ti vesti così ti prenderanno in giro e mi metterai in imbarazzo” “Cerca di salutare con un bel bacio i nonni, devi dimostrare affetto loro ti vogliono bene!” “Cerca di essere socievole e smettila di morderti le unghie e toccarti i capelli… sembri stupido!”. Spesso i genitori non si rendono conto che, anche se mossi da ottime intenzioni, tentano di spronare il figlio nel modo sbagliato, aumentando il suo disagio anziché essergli d’aiuto.
La fobia sociale in adolescenza può incrementare il rischio di sviluppare altri disturbi psicologici in età adulta come depressione, disturbi alimentari, abuso di sostanze e ideazioni suicidaria. Quindi è essenziale aiutare i bambini e gli adolescenti a superare l’ansia sociale, poichè rischiano di perdere una serie di esperienze arricchenti per loro personalità in evoluzione, minando la loro autostima. Il fare attività fisica, l’andare a scuola, l’avere dei buoni amici è essenziale per lo sviluppo del bambino e dell’adolescente. Quindi se gli insegnanti e i genitori notano una difficoltà nel bambino/adolescente occorre provare ad aiutarlo, e se non riescono devono rivolgersi a un professionista. L’infanzia pone le basi della persona adulta, quindi è bene aiutare il bimbo il prima possibile.
Il trattamento d’elezione è quello cognitivo-comportamentale ed è molto simile a quello per gli adulti, solo che prevede il coinvolgimento della famiglia e della scuola.
Quindi andranno insegnate tecniche di respirazione, di rilassamento, di mindfulness inoltre andranno identificati e modificati i pensieri e le credenze disfunzionali. In terapia sarà essenziale costruire la resilienza del ragazzo, e quindi aiutarlo ad affrontare in modo positivo gli eventi stressanti, può essere utile un training sulle abilità sociali, e un affronto graduale delle situazioni ansiogene. In età evolutiva è importantissimo utilizzare i rinforzi premiando i successi del bambino ed evidenziando le sue qualità positive.
Il terapeuta dovrà collaborare con gli insegnanti e con la scuola, evidenziando gli interventi da evitare e i modi migliori per aiutare il ragazzo: occorre evitare di forzare il bambino/ragazzo nell’effettuare compiti che lo mettono a disagio, e mediare le relazioni con i pari. Per quanto riguarda i genitori, andranno sostenuti nell’utilizzo di uno stile educativo più adeguato, ponendo attenzione ai successi e alle buone qualità del bambino. Al bambino servono dei modelli di riferimento da cui apprendere le abilità fondamentali, per cui effettuare un parent training è utilissimo per far comprendere ai genitori in che modo possano essere d’aiuto al figlio. Il terapeuta potrà anche sostenere il ragazzo nella ricerca di altri modelli da cui poter trarre ispirazione, ricercandoli negli insegnati, nei pari e/o nel terapeuta stesso.
Per leggere di più sulle cause generali dei disturbi d’ansia e sulla fobia sociale in età adulta clicca qui:
Cause generali dei disturbi d’ansiahttps://psicologaangelaperrone.art.blog/2020/04/02/eziopatogenesi-dei-disturbi-dansia/
Fobia sociale in età adulta:https://psicologaangelaperrone.art.blog/2020/04/20/fobia-sociale-in-eta-adulta/