Mindfulness

La mindfulness è una pratica meditativa diffusa in Oriente già da secoli, infatti ha avuto origine nella dottrina del buddhismo, in particolare nella corrente del buddhismo theravada. La tradizione theravada è quella più conservativa e più vicina agli insegnamenti del Buddha. Nella pratica theravada esistono due tipi di meditazione penetrativa:

  • la tecnica samatha, utilizzata per sviluppare la concentrazione e la quiete mentale
  • la tecnica vipassana utilizzata per indurre nella mente uno stato di consapevolezza e presenza mentale. Sviluppa uno stato di accettazione e di amore compassionevole per tutte le creature del mondo.

La mindfulness deriva dalla pratica vipassana: essa mira a prestare attenzione alla nostra esperienza così com’è senza provare a modificarla, accettando la reale natura delle cose, senza giudicarle ma mantenendo un atteggiamento di apertura e curiosità. Si riferisce alla capacità di vedere e sviluppa con il tempo una comprensione intuitiva, profonda e non concettuale di ciò che accade. Per quanto riguarda la nostra esperienza interna significa porre attenzione e osservare ciò che accade all’interno della nostra mente, significa osservare il susseguirsi di pensieri, di parole, di immagini, di ricordi. Significa osservare le emozioni e il loro mutamento, il tutto in un’ottica non giudicante e senza tentare di modificarle, piuttosto lasciandole essere così come sono e notando il loro naturale fluire e decadere.

Cosa accade quando si inizia a vivere nel presente?

Tutto appare più chiaro: le idee, i pensieri, le opinioni, le scelte che facciamo diventano sempre più consapevoli e meno dettate dall’istinto e dai nostri automatismi mentali. Inoltre, è stato rilevato che con la pratica, la mindfulness migliora i sensi (vista, gusto, olfatto, tatto, gusto) permettendo di sperimentare pienamente il momento presente in ogni suo dettaglio. Inoltre potenzia la propriocezione (la capacità di percepire il proprio corpo nello spazio) e l’enterocezione (la percezione interna e fisiologica del proprio organismo).

Nella pratica clinica la mindfulness è stata integrata, cercando di mantenere la sua forma originaria, in programmi la cui efficacia è stata provata da diversi studi scientifici. In particolare due sono i protocolli mindfulness-based di maggior efficacia: il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) di John Kabat-Kinn e la MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy) di Segal, Williams e Teasdale.

Il protocollo MBSR (Mindfulness-Based Stress Reduction) di John Kabat-Kinn.

Èstato ideato per ridurre i livelli di stress in pazienti con dolore cronico, patologie oncologiche, HIV/AIDS, malattie cardiovascolari, malattie della pelle, artrosi, artrite reumatoide, fibromialgia, ipertensione, asma, disturbi gastrointestinali, sindrome del colon irritabile, disturbi del sonno, disturbi alimentari, ansia, attacchi di panico, depressione, ecc. Il focus è puntato sulla gestione delle reazioni automatiche di risposta al problema riportato, che peggiorano lo stress e i vissuti della sintomatologia da parte del paziente, sulla minore percezione del dolore e una riduzione dell’utilizzo di analgesici, sulla diminuzione di vissuti d’ansia e depressione, sulla motivazione a intraprendere uno stile di vita adattivo (attività fisica, dieta alimentare sana, ecc.) inoltre il protocollo MBSR favorisce l’interconnessione tra le persone e migliora le loro relazioni interpersonali.

La MBCT (Mindfulness-Based Cognitive Therapy) di Segal, Williams e Teasdale.

È stata ideata per prevenire le ricadute nella depressione e per chi soffre di infelicità cronica. Aiuta le persone a svincolarsi dai modelli mentali che favoriscono l’insorgenza di sintomi depressivi attraverso l’allenamento della capacità di lasciar fluire liberamente i pensieri e le emozioni dolorose senza necessariamente seguirle, rimuginando, o cercare di combatterle. Inoltre, aiuta le persone a vivere nel presente contrastando la loro tendenza a rimuginare sul passato e sviluppa la capacità di quando l’umore inizia a deflettersi, interrompendo la connessione tra umore depresso e pensieri negativi. Riuscendo a non farsi inghiottire dalla negatività, l’individuo riesce a non ricadere nella depressione, e a concentrare le proprie energie nel migliorare la propria vita, svolgendo azioni più consapevoli e quindi efficaci.

In conclusione la pratica della mindfulness e la sua applicazione all’interno di programmi psicoterapeutici può rivelarsi estremamente utile per la risoluzione di una grande varietà di problemi, ma sopratutto per il miglioramento della vita generale delle persone che la praticano.

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