Il sonno è uno stato di riposo fisico e psichico di fondamentale importanza nel garantire il ristoro necessario all’organismo per funzionare al meglio.
Esso comporta una ridotta risposta agli stimoli esterni ed è accompagnato da “sensibili modificazioni funzionali: principalmente, la diminuzione del metabolismo energetico, che raggiunge valori del 10-15% inferiori a quelli dello stato di riposo in condizioni di veglia; la riduzione del tono muscolare, della frequenza del battito cardiaco, della pressione arteriosa, della ventilazione polmonare.” (Enciclopedia Treccani).
Il ritmo sonno-veglia è determinato da due sistemi che lavorano in parallelo: il ritmo circadiano (processo C) e l’omeostasi sonno/veglia (processo S).
Il processo C dipende dall’orologio biologico interno situato all’interno del Nucleo Soprachiasmatico dell’Ipotalamo. Il ritmo circadiano regola l’alternanza degli stati di veglia e di sonno e funziona in stretta correlazione con fattori esterni, soprattutto con il ciclo di luce-buio. Infatti la luce, recepita dagli occhi attraverso delle cellule gangliari retinali fotosensibili, provoca la stimolazione della ghiandola pineale la quale secerne melatonina, essenziale nella regolazione del ritmo sonno-veglia. La produzione di melatonina è massima nella notte, quando vi è oscurità, mentre si riduce con la luce.
Altri fattori che influenzano il funzionamento del ritmo circadiano sono le interazioni sociali, le attività abituali, gli orari di lavoro e dei pasti, ecc. Questo è il motivo per cui una persona che lavora su turni potrebbe avere delle difficoltà nel sonno.
Anche i fattori genetici sono correlati al processo C, questo dimostra perché il bisogno di sonno varia da persona a persona: vengono chiamate “allodole” quelle persone che si addormentano presto la sera e non hanno difficoltà a svegliarsi altrettanto presto; mentre i “gufi” sono quelle persone che si addormentano tardi la sera, svegliandosi più tardi al mattino, ma mantenendo ugualmente un sonno normale.
L’omeostasi sonno-veglia o processo S funziona invece come una clessidra. Dal momento della sveglia si accumulano delle molecole ipnogeniche, man mano che queste aumentano, crescerà la tendenza ad addormentarsi finché sarà impossibile mantenere uno stato di veglia. Le molecole ipnogeniche vengono smaltite durante il sonno per poi essere prodotte con la sveglia.
Il processo S è influenzato da fattori umorali, dalla temperatura ambientale, da fattori nervosi, genetici, psicologici, ambientali e socioculturali.
Il sonno può essere suddiviso in fasi che si alternano durante il periodo di riposo. Esse possono distinguersi in Fasi Non Rem e Fasi Rem.
Le Fasi Non Rem sono:
- Stadio 1: Addormentamento. I muscoli iniziano a rilassarsi, la temperatura corporea scende e il battito cardiaco rallenta.
- Stadio 2: Sonno leggero. Il rilassamento diventa sempre più profondo e il battito cardiaco continua a rallentare.
- Stadio 3: Sonno profondo. I movimenti degli occhi sono assenti.
- Stadio 4: Sonno profondo effettivo. È la fase più profonda del sonno in cui l’organismo si rigenera.
La Fase Rem dura mediamente 15 minuti. In questa fase il cervello funziona come se fosse sveglio: consuma ossigeno e glucosio, gli occhi si muovono rapidamente, mentre gli arti sembrano paralizzati.
Durante la notte queste fasi si alternano mediamente 4 volte.
Nel passaggio tra Fase Non Rem e Fase Rem potrebbero verificarsi dei brevi risvegli dei quali la persona non si rende conto e pertanto non ne conserva memoria.
Lo stato tra il sonno e la veglia viene detto ipnopompico, mentre lo stato tra la veglia e il sonno viene detto ipnagogico. In entrambe queste fasi possono verificarsi fenomeni psichici sensoriali come le allucinazioni iponopompiche, caratterizzate ad esempio dalla sensazione che qualcuno sia presente nella stanza con noi e ci stia osservando.
A seconda delle fasi della vita cambia il bisogno di dormire: i neonati dormono mediamente 16 ore al giorno, i bambini fino ai 13 anni ne dormono almeno 10, fino ai 25 anni si necessita di circa 8 ore di sonno. Il fabbisogno di sonno si abbassa con l’avanzare dell’età.
Attenzione! Essendo il sonno di fondamentale importanza nel corretto funzionamento dell’organismo, dei disturbi in questo campo potrebbero provocare delle conseguenze serie.
È dimostrato infatti che i disturbi del sonno sono spesso accompagnati da depressione, ansia e modificazioni cognitive. Inoltre alterazioni del sonno persistenti sono fattori di rischio per lo sviluppo successivo di malattie mentali e per i disturbi da uso di sostanze. (DSM 5)
Secondo il DSM 5 i disturbi del sonno sono: il disturbo da insonnia, il disturbo da ipersonnolenza, la narcolessia, i disturbi del sonno correlati alla respirazione, i disturbi circadiani del ritmo sonno-veglia, le parasonnie.
Vedremo in dettaglio alcuni di questi disturbi nei prossimi articoli.
