Chi sono

Da dove nasce il mio modo di essere psicoterapeuta.

Sensibilità, curiosità e metodo hanno costruito nel tempo il modo in cui oggi incontro e accompagno le persone.

Rudo disteso sull'erba davanti a un paesaggio di montagna

Sensibilità e curiosità

Fin da piccola sono sempre stata una bambina molto sensibile ed empatica.

Mi commuovevo facilmente, cercavo di aiutare chi stava male e prendevo le difese dei bambini che venivano esclusi o presi di mira. Mi guardavo intorno e soffrivo nel vedere cattiveria, egoismo, ingiustizie e persone che si facevano del male a vicenda. Continuavo a chiedermi: "Perché? Cosa c'è che non va?"

Crescendo iniziai ad accorgermi che molte persone sentivano il bisogno di confidarsi con me. Ascoltavo le loro storie e vedevo quanto la sofferenza, la paura o la frustrazione potessero influenzare il modo di vivere e di relazionarsi con gli altri.

Continuavo però a farmi la stessa domanda: perché alcune esperienze generano così tanta sofferenza? E, soprattutto, cosa può aiutare davvero una persona a stare meglio?

Fu così che la mia sensibilità incontrò la mia curiosità.

Decisi che sarei diventata psicologa.

Non mi bastava voler aiutare le persone. Volevo capire come farlo nel modo più efficace possibile. Volevo studiare il funzionamento della mente, comprendere perché soffriamo, perché ripetiamo gli stessi schemi e quali strumenti permettono davvero alle persone di cambiare.

È stato naturale avvicinarmi alla psicoterapia cognitivo-comportamentale. Cercavo un approccio che unisse curiosità, rigore scientifico e strumenti concreti, perché sentivo che aiutare davvero una persona significasse comprendere il suo funzionamento e offrirle competenze che potesse portare con sé anche dopo la terapia.

Imparare, sempre

Credo profondamente che la curiosità sia una delle qualità più importanti per un terapeuta.

Cerco di imparare da tutto e da tutti.

Ho imparato dai miei amici, dai pazienti, dagli incontri casuali e anche dagli animali, che hanno sempre fatto parte della mia vita. Haze mi ha insegnato l'amore incondizionato. Wiegher mi ha insegnato la pazienza e il rispetto dei tempi dell'altro. Lilith mi ricorda ogni giorno il coraggio, mentre Rudo continua a sorprendermi con la sua curiosità e la sua straordinaria capacità di trovare soluzioni nuove.

Ognuno di loro, a modo suo, mi ha insegnato qualcosa sulle relazioni, sull'ascolto e sul rispetto dei tempi dell'altro. E credo che tutto questo abbia influenzato profondamente anche il mio modo di essere psicoterapeuta.

Ogni traguardo che ho raggiunto è stato il risultato di studio, sacrificio e formazione continua. Nulla di ciò che ho costruito è arrivato facilmente, ma proprio questo percorso mi ricorda ogni giorno quanto sia importante continuare a crescere, mettersi in discussione e non smettere mai di imparare.

Nel mio lavoro cerco di creare una relazione terapeutica autentica. Credo che rigore scientifico e umanità non siano in contrapposizione, ma rappresentino due aspetti fondamentali di una buona psicoterapia. Le persone non hanno bisogno di qualcuno che dica loro come vivere, ma di uno spazio in cui sentirsi ascoltate, comprese e accompagnate nello sviluppo di nuove competenze, affinché possano trovare il proprio modo di affrontare le difficoltà.

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Ogni persona rappresenta un mondo.

È questo l'aspetto che continuo ad amare di più del mio lavoro: la possibilità di entrare, con rispetto e senza giudizio, nella storia dell'altro. Perché credo che le etichette, le nostre origini e le esperienze che abbiamo vissuto raccontino una parte di noi, ma non tutto ciò che possiamo diventare. La psicoterapia, per come la intendo io, serve proprio a questo: ad ampliare le possibilità, non a definirle.

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